Azienda sanitaria locale 7 SIENA. Servizio tossicodipendenze Zona senese
Realizzazione di un Poster che favorisca la diffusione di una nuova immagine del Servizio Tossicodipendenze come luogo dove possano accedere liberamente giovani, per consulenze, interventi, superando l’identificazione del Ser.T. come luogo per gli “emarginati”. Tale poster verrà prodotto dagli studenti dell’Istituto d’Arte “Duccio da Boninsegna” tramite un concorso aperto a tutti gli studenti della scuola.
Attivazione di gruppi di studenti nelle scuole medie superiori della Zona per la realizzazione di “messaggi” di prevenzione rivolti ai loro coetanei.
Ogni scuola ha prodotto un lavoro diverso:
Calendari, magliette, cartellone Train, video clip, Sito web, raccolti poi in un CD.
Il Ser.T. è stereotipicamente collegato all’emarginazione, al disagio, ed alle terapie sostitutive rendendo difficile accesso a chi non è “eroinomane”. Occuparsi di “nuove droghe” rende necessaria una revisione dell’organizzazione degli spazi e delle modalità di intervento del servizio. D’altra parte è necessario attivare parallelamente interventi nell’ambito della riduzione del danno con particolare attenzione ai “gruppi” che si formano spontaneamente all’interno della sala d’attesa. Ciò comporterebbe rendere quest’ultima più accogliente e la presenza di un operatore nel tentativo di cogliere e/o inserirsi nelle dinamiche di tali gruppi, studiandone la comunicazione.
Il questionario è stato elaborato per individuare l’esistenza, in un campione selezionato, di quei fattori considerati dalla letteratura e dalla clinica come sintomatici di situazioni fragili o esposte al “rischio”. Si tratta cioè di verificare la presenza di quegli elementi , come la conoscenza delle droghe, il sapere come procurarsele, la prossimità fisica o psicologica a tal mondo, le proiezioni soggettive ed i vissuti di contiguità e di identificazione con alcuni stereotipi dominanti, la percezione della diffusione e della pericolosità del fenomeno come indicativi di vissuti di marginalità, che da qualche tempo cominciano ad essere considerati dai ricercatori fattori di rischio specifici e determinanti.
Sincerità e serietà di compilazione del questionario, evidenziata dall’alta percentuale di risposta “non conosco” alle voci spia quick ed HCZ.
Non conoscenza del nome scientifico delle sostanze: (discordanza tra risultati Ecstasy e MDMA)
L’alcol non è considerato una droga: solo il 10% del campione lo considera una droga pesante
Tendenza a definire “droga pesante” soprattutto eroina (92%) e cocaina (88%), e, in percentuale inferiore, ecstasy (61%), crack (53%) e LSD (49%).
Generalizzata consapevolezza nel campione del pericolo connesso all’uso di sostanze psicotrope ad eccezione di un sottogruppo (9-10%) di studenti che mostrano nelle varie risposte un atteggiamento di “disponibilità” verso le droghe.
La facilità nel procurarsi le sostanze è ritenuta uno dei fattori di rischio più determinanti. “Questa domanda mirava a verificare il vissuto soggettivo dei ragazzi rispetto alla loro potenzialità teorica di accesso al mercato legale ed illegale”.
L’alcol ovviamente è la sostanza più facilmente reperibile. Il 19% del campione totale dichiara di non sapersi procurare tale sostanza.
Dalla nostra ricerca emerge una realtà meno esposta rispetto ad un ambito metropolitano, anche se comunque il problema non è assente ed un gruppo di giovani è esposto alla “vicinanza” delle sostanze.
Le sostanze maggiormente diffuse tra gli amici sono: l’alcol (molti 46% e qualcuno 30%), l’hashish (20% m. e 30% q.), l’ecstasy (8% m. e 31% q.), acidi(5% m. e 23% q.), cocaina (5% m. e 22% q.), eroina (2% m. e 13% q.).
Altre due domande andavano ad indagare la diffusione dell’ecstasy e della cocaina tra i coetanei:
Un gruppo ha risposto “nessuno” manifestando un atteggiamento rigido di rifiuto a tutte le sostanze.
Un gruppo sopravvaluta il problema e la sovrastima è più accentuata nel sottogruppo che ha fatto uso di sostanze. Questo è un dato significativo poiché evidenzia la percezione che i ragazzi hanno della diffusione del problema tra i loro coetanei-conoscenti: un comportamento largamente diffuso assume con più facilità una percezione di “normalità".
Rispetto al campione totale (ricordiamo 1073 studenti), risulta che il 20% del campione ha dichiarato l’uso di hashish, mentre per le altre sostanze (acidi, ecstasy e cocaina), l’uso si attesta intorno al 3%. Mentre il 40% fa uso di alcol.)
Tra le motivazioni che spingono all’uso di sostanze prevale il “divertimento” (44% del campione totale);(58%alcol, 29%hashish, 4%acidi, ecstasy e cocaina, dei 474 che hanno risposto affermativamente ).
Segue l’uso “per combattere la depressione” 21% del campione totale; (59% alcol, 32%hashish, 7%cocaina, 2% eroina, dei 227 che hanno risposto affermativamente).
Per “aumentare il rendimento” hanno usato sostanze il 2% del campione totale; (37% ecstasy, 31% cocaina, 26% acidi, dei 25 che hanno risposto affermativamente.)
Dichiara l’uso di ecstasy circa il 3% del campione totale (29 soggetti su 1073). Probabilmente questo dato è stimato in difetto, ma “certamente” il 3% ne fa uso. C’è una contraddizione tra la dichiarazione di un consumo personale e l’alta percentuale di studenti che affermano di avere amici (“molti” o “qualcuno”) che fanno uso di ecstasy. A nostro parere questo si giustifica da una parte perché è più facile ammetterne l’uso da parte di altri piuttosto che il proprio, dall’altra per il fatto che se in un gruppo o in una classe c’è un solo ragazzo che ha problemi con la sostanza, è conosciuto da tutti e tutti danno risposta affermativa.
L’85% del campione è consapevole della pericolosità dell’ecstasy e solo 4 soggetti su 1073 dichiara che questa sostanza non è pericolosa. Gli altri la considerano “pericolosa meno delle altre droghe”.
Per quanto riguarda l’effetto sulle relazioni con gli altri, prevale una risposta positiva verso la sostanza, cioè che facilita la relazione e che migliora le prestazioni sessuali (35% del campione totale). Mentre una risposta negativa si ha nel 26% del campione totale.
Dichiara l’uso di coca circa il 3% del campione totale (33 soggetti su 1073); colpisce l’alto numero dei “non risponde” , molto più elevato rispetto all’ecsatsy e pensiamo che ciò sia dovuto al fatto che la cocaina pur essendo una sostanza il cui uso si sta diffondendo anche nel nostro territorio, è probabilmente connotata maggiormente come sostanza stupefacente (88% del campione totale la definisce “droga pesante”- per l’ecstasy era il 61% - e l’89% la riconosce come sostanza pericolosa in assoluto.
Osserviamo un dato interessante:in controtendenza con gli altri dati, la risposta “è una droga leggera” viene data in percentuale superiore rispetto alla ricerca milanese e questo potrebbe indicare che il suo uso, un tempo “esclusivo”, si stia inserendo in un mercato più diffuso a tutti i livelli.
Il 25% del campione afferma di avere amici che hanno avuto problemi legati all’uso di ecstasy ed il 18% all’uso di cocaina.
Per l’ecstasy prevalgono “problemi di testa” e “problemi legali”, mentre per la coca “problemi legali” e “problemi di salute”.
Dovuti maggiormente a “consumo frequente” ed a “dosi eccessive”, quasi a voler giustificare un uso sporadico e una modica quantità. (distinzione tra uso ed abuso)
Alta percentuale di “rivolgersi ai genitori”, 43% per ecstasy e 39% per coca.
Emerge l’importanza del gruppo dei pari (23% ecstasy e 19% coca). E’ alto anche il numero che consiglierebbe la consultazione di specialisti del settore, e si nota maggiormente per la cocaina la necessità di rivolgersi a servizi specifici (Ser.T. e comunità), che ne conferma la connotazione di droga pericolosa..
Ci sembra importante ribadire che l’alcol: non è considerato una droga, al punto che molti ragazzi hanno risposto che non saprebbero come procurarselo, pensando probabilmente che l’alcol di cui si parlava in una ricerca sulle droghe non ….poteva essere la stessa sostanza a loro così vicina.
È la sostanza più diffusa tra i giovani, usato giornalmente dal 17% del campione, settimanalmente dal 42%, con una preferenza giornaliera per il vino e settimanale per la birra, anche i superalcolici raggiungono nell’uso settimanale un valore del 10%
Il 30% dei “piccoli” (<16 anni) ammette l’uso di alcolici.
Il 76% del campione ha amici che usano alcol
Rispetto a questa sostanza, per effetto delle influenze culturali e della sua “legalità”, i divari tra i vari sottogruppi si appiattiscono eccetto in qualche caso particolare (comparazione uso tra M e F e tra G e P).
In generale il sottogruppo dei maschi dichiara un uso di sostanze superiore a quello delle femmine (56% maschi- 42% femmine) ed una maggiore facilità a procurarsele. Mentre maggiore differenza si nota per l’alcol (48%m-33%f) e per l’hashish (21%m-16%f), per le “nuove droghe” le differenze si assottigliano, per es. ecstasy 3,5%m e 2,1f. Cocaina 3,5%m. e 2,5%f; acidi 4,2% m. 2,2%f.
Questi dati tendono a confermare una diffusione più omogenea di queste sostanze, soprattutto se paragonati alla diffusione dell’eroina che tra gli utenti dei Servizi, vede un netto prevalere dei maschi rispetto alle femmine.(Rapporto 5/1).
Per alcuni item (amici conoscenti uso) le percentuali del sottogruppo femmine sono maggiori a quelle del gruppo dei maschi, e questo potrebbe spiegarsi come una maggiore frequentazione delle femmine di compagnie di ragazzi più grandi.
Molto significative ci sembrano le differenze emerse nella comparazione tra il gruppo dei grandi (>16 anni) e quello dei piccoli (< 16 anni) . Nel confronto tra i dati di tutte le tabelle (conoscenza sostanze, procurarsi le sostanze, amici che ne fanno uso, uso personale) si nota un grosso divario tra i due gruppi di età, caratterizzato da scarsa informazione e disorientamento da parte dei piccoli che denota una maggiore “distanza” dalle sostanze
Ciò mette in evidenza una “età critica”(passaggio dal biennio al triennio) in cui gli adolescenti sono più esposti al rischio, e forse proprio in questa fase hanno bisogno di supporto (informazioni più corrette, ascolto, sostegno).
Interessante notare che le differenze tra grandi e piccoli sono più accentuate nelle nostra realtà rispetto a quella milanese: noi attribuiamo tale discrepanza alle influenze socio-culturali che forzano o rallentano il passaggio verso fasi successive dello sviluppo (autonomia, svincolo dalla famiglia, libertà, ecc.).
Se da una parte esiste una differenza di base (famiglie di origine, risorse personali, scelte più orientate verso un lavoro o verso l’università…) che conduce a scelte diverse, d’altra parte le discrepanze tra i gruppi non sono così accentuate come pregiudizialmente si potrebbe credere.
da questa ricerca è esclusa tutta quella popolazione giovanile che ha interrotto gli studi e perciò il campione è già in un certo senso selezionato. L’uso delle sostanze negli ultimi anni è molto più diffuso e trasversale.
Nella nostra ricerca, in modo più specifico emerge una qualche differenza tra le scuole di appartenenza rispetto all’uso delle varie sostanze.