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Il mondo della notte nella provincia di arezzo: il progetto Happy night

Il mondo della notte nella provincia di arezzo : il progetto Happy night

SILVIA FANTACCHIOTTI

Per gli operatori di strada dell’associazione D.O.G. di Arezzo, la partecipazione al Progetto Happy Night ha rappresentato un trampolino di lancio verso il “Mondo della Notte”, ritenuto da molti difficile da sondare, da analizzare e da comprendere, che cambia rapidamente arricchendosi e diversificandosi nel contempo.

Come prima esperienza di intervento nell’ambito delle discoteche quali luoghi del divertimento notturno, gli operatori di strada riportano e rilevano con un certo entusiasmo, uno scenario costellato di culture giovanili, mode, musica, tendenze, stili, linguaggi, che richiedono analisi, ipotesi interpretative, riflessioni, proposte, risposte ecc…

Per questo ed altri motivi gli operatori di strada hanno realizzato operativamente l’intervento nei locali notturni (discoteche), partendo dalla consapevolezza che i fenomeni giovanili che ruotano attorno al mondo della notte vanno letti con attenzione e soprattutto avendo cura di non banalizzare o semplificare, giudicare, stigmatizzare o addirittura reprimere, un fenomeno che sempre di più negli ultimi anni si identifica come urgente, scottante e per certi versi estremo.

Pensare ad un intervento nelle discoteche all’inizio ha fatto meditare un pò tutti gli operatori di strada coinvolti nel progetto: in discoteca predominano i linguaggi del corpo, la musica e la danza sono le espressioni su cui veicola la comunicazione, immaginazione e realtà sono mescolate tra loro, il contatto con l’atro e la tensione aggregativa sono piuttosto ritualizzati, tanto che ciascuno di noi si è posto nell’ottica di riflettere attentamente nella personale adeguatezza o meno al tipo di intervento.

Al di la della fase più strettamente progettuale ed organizzativa, vale la pena soffermarsi sull’aspetto operativo messo in atto dagli operatori di strada che inizia con la fase esplorativa ossia con le uscite di mappatura previste per ogni locale prescelto per l’intervento.

Le uscite di mappatura sono state effettuate prima di ogni effettiva uscita nella discoteca interessata, gli operatori coinvolti sono sempre stati due e preventivo e fondamentale è stato il contatto con il gestore del locale per annunciare e/o riconfermare la nostra presenza con previo preavviso.

Gli operatori di strada hanno dedicato ad ogni “uscita di ricognizione” o se vogliamo ad ogni uscita di osservazione in media tre ore, garantendo la presenza nelle ore di maggior afflusso del target e cercando di cogliere gli aspetti salienti che sarebbero poi serviti per l’intervento vero e proprio.

Fondamentale è stata la griglia di rilevazione delle uscite di mappatura del locale che di volta in volta hanno consentito agli operatori di avere uno sguardo complessivo del locale: gli operatori hanno osservato attentamente il locale, ovvero lo stile, l’arredo, il numero delle sale, gli spazi di relazione, le luci, la disposizione delle consolle o impianti audio, la sicurezza, i bagni, i bari….da una analisi sommaria evince la seduzione che la discoteca ha esercitato su ognuno di noi, i colori dell’arredamento, la disposizione dello stesso, le luci, i grandi bar e tutto il resto hanno suscitato uno “stato di grazia”, che invoglia chiunque alla fruizione del contesto, non in senso materiale quanto rivolto alle emozioni, sensazioni, allo stato d’animo.

Anche l’osservazione del personale della discoteca, che va dal DJ ai vocalist, PR, animatori, e security innalza il nostro personale stato di “esibizionismo”, nel senso che la centralità della persona, intesa come fisico, esteriorità è portato all’eccesso e più di una volta ci ha spinto a riflettere sulle pratiche di “seduzione” che si innescano nelle discoteche e che coinvolgono un pò tutti. Anche noi abbiamo subito il fascino dell’esibizione del sé, il corpo soprattutto se in movimento diventa strumento di comunicazione e di verbalizzazione, le parole non servono vengono messe da parte per dar spazio alle percezioni visive, molto “intense” provenienti dal corpo.

Che dire poi del pubblico, ovvero del target, dei frequentatori del locale, sempre più scoperti che coperti, non esiste inverno o estate, bisogna essere sempre impeccabili. L’abbigliamento non è molto diverso da quello quotidiano, forse più sviluppato in senso sexy: veli, minigonne reggiseno, lonquette, tanga, vita bassa, un vedo-non vedo che deve lasciare immaginare….

La discoteca per molti giovani è il posto dove la gente ti guarda, dove è possibile sentirsi belli, dove la mente si libera, le idee si schiariscono, e tutto diventa un gioco. Nell’osservare i frequentatori delle discoteche ci accorgiamo che i giovani sono sempre più i depositari di un nuovo stile di vita, con un nuovo codice di vestiario, un nuovo modo di socializzare, il loro look è riconoscibile in tutte le serate nottambuli che abbiamo fatto nei diversi locali della provincia di Arezzo, praticamente gli stessi jeans vissuti, le stesse magliette a pelle, le stesse scarpette da ginnastica e lo stesso sorriso che rimane stampato sulle facce dei giovani insonni nonostante le ore tarde.

Ogni giovane incontrato porta con se una buona dose di narcisismo, da intendersi come una protezione necessaria, un meccanismo di difesa, che consente di occuparsi di sé, di mettersi al centro; è una manovra per amarsi, per istaurare corrette relazioni sociali, per prendersi il coraggio di mostrarsi agli altri.

Intervento nei locali

Nell’intervento vero e proprio, il contatto con il contesto è stato ancora più forte, utilizzando come strumenti di ricerca il questionario, si è cercato di approfondire alcune delle tematiche utili a comprendere la visione sui luoghi del divertimento notturno e di conseguenza sulle direzioni delle azioni di prevenzione da intraprendere.

L’intervento in ogni singolo locale notturno, sebbene avesse una linea comune, di volta in volta si è adeguato alle diverse esigenze del contesto, ovvero alle condizioni particolari di ogni discoteca; obbiettivo dell’intervento è stato quello di:

  • conoscere i nuovi stili di vita del divertimento notturno nella provincia di Arezzo
  • rilevare e valutare la diffusione di nuovi comportamento a rischio nei giovani
  • realizzare interventi di informazione, prevenzione e promozione sociale

Le modalità di contatto con i destinatari dell’intervento, hanno avuto come filo conduttore il carattere dell’informalità, nel senso che un contesto di aggregazione come quello della discoteca, tutto si è svolto in una dimensione di condivisione e di accordo di un rituale collettivo.

I giovani ci trasmettono la voglia di divertirsi, la discoteca è il luogo dove si incontrano, si dilettano e si svagano, ai nostri occhi appare evidente il vissuto adolescenziale che spinge gli stessi a sentirsi adulti, a crescere, a divenire più indipendenti, più felici, più capaci di essere in sintonia con gli altri. Talvolta questa ricerca spinge i giovani a sentirsi legittimati nella ricerca del nuovo, si sentono chiamati a sperimentare la loro autonomia personale e la loro capacità di scelta; per noi operatori sociali è risultato necessario capire la natura delle loro azioni soprattutto di quelle a rischio, laddove si intenda procedere verso un intervento di prevenzione.

Le informazioni

All’interno dell’intervento nei locali, gli operatori di strada hanno fornito informazioni sulle sostanze vecchie e nuove presenti sul mercato, modalità di assunzione e rischi connessi al loro consumo, si sono serviti di materiali informativi adeguati che hanno consentito ai giovani di soffermarsi e di porre più attenzione ai possibili pericoli.

Obbiettivo dell’intervento è stato quello di trasmettere in modo del tutto informale e non invasivo, una più diffusa e corretta cultura tutela della propria salute favorendo così un migliore stile di vita per se stessi e per gli altri.

Per conoscere e descrivere meglio il fenomeno del consumo di sostanze stupefacenti nei locali del divertimento notturno, gli operatori di strada si sono serviti di strumenti specifici quali il questionario che ha permesso di analizzare i diversi contesti e di individuare l’entità del fenomeno. Fondamentale è stato il coinvolgimento attivo dei partecipanti ( frequentatori dei locali) e la collaborazione ed integrazione con il locale stesso (gestori, personale…..), poiché ci troviamo di fronte a fenomeni in continua trasformazione che richiedono necessariamente momenti di confronto e di riflessione.

La relazione

La relazione ha giocato un ruolo importante per tutti gli operatori di strada coinvolti nell’intervento, è stato lo strumento attraverso il quale si è cercato di accompagnare i giovani nel momento del divertimento, accompagnarli ad affrontare la complessità del vivere, sostenendoli nel difficile compito di attribuire un significato anche alle situazioni a rischio e quindi più difficili e meno comprensibile ed accettabili.

La relazione educativa nell’ambito dei locali del divertimento notturno, ha assunto una dimensione gruppale, nel senso che è stato impensabile instaurare una relazione duale tra adulto e il giovane ma si è cercato di coinvolgere il “contesto”, e le persone che lo abitano. Tutto ciò che per il giovane risulta significativo, diventa per l’operatore elemento di attenzione, indispensabile per l’aggancio e per il contatto. Il linguaggio per esempio è una delle espressioni delle nuove culture giovanili, le quali si esprimono con forme modi e in luoghi che richiedono molto investimento da parte degli operatori. Capire il linguaggio dei giovani, aiuta a cogliere, a far cogliere significati, a capire a farsi capire, a comunicare, a cambiare.

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