Forse a chi legge sarà capitato di vedere qualche puntata di
Criminal minds, serie televisiva sull’Unità di analisi comportamentale dell’FBI, che interviene in caso di omicidi seriali. Uno dei personaggi più originali è sicuramente quello di
Penelope Garcia. Il suo compito è quello di recuperare le informazioni di supporto alle indagini sul campo del resto della squadra.
La vediamo sempre chiusa nella sua stanza, circondata da computer, grazie ai quali riesce ad individuare i dati necessari ai suoi colleghi.
Nelle fiction, solitamente, le indagini sono raccontate, mostrando il lavoro sul campo e l’azione. Negli ultimi anni, molto spazio è stato dato all’analisi dei reperti e all’uso della scienza e della tecnologia (si pensi, ad esempio, a CSI e alla sua versione italiana RIS).
Certo, la raccolta delle informazioni dirette, come le testimonianze o altre prove, è un compito fondamentale dell’investigatore, così come la loro interpretazione: basti pensare alle “riunioni” in cui Poirot, celebre detective nato dalla penna di Agatha Christie, convoca tutti i sospettati di un delitto e ricostruisce come sono andati i fatti fino al disvelamento del colpevole.
Eppure nel corso di un’indagine sono necessarie anche moltissime informazioni da
fonti non primarie o fattuali (1) (come banche dati, cataloghi, ecc.) : quando ha usato l’ultima volta la carta di credito X? Chi e quante sono le ragazze tra i 18 e i 26 anni uccise in un determinato territorio negli ultimi 5 anni?
Garcia recupera questo tipo di informazioni e per farlo deve: comprendere quello che le viene chiesto dai detective (identificare il bisogno), sapere dove trovarle (conoscere le fonti), cercare negli archivi elettronici che consulta (sapere utilizzare utilizzare le fonti), valutare i risultati della sua ricerca (valutare le informazioni). Sta poi ai detective utilizzare le informazioni recuperate per l’indagine in corso.
Se ho parlato così a lungo di questo programma televisivo è perché mi sembra una buona metafora del ruolo del bibliotecario che lavora in una struttura specializzata (nel mio caso il
Centro alcologico regionale Toscana - CAR) e, più in generale dei
processi di ricerca di informazioni, che, più di una volta, si trasformano in piccole, ma appassionanti indagini.
Ad esempio, una volta, mi è capitato di dare la caccia ad un
fantasma…bibliografico! “Introna, 1982” era un riferimento bibliografico inserito in molti documenti on line riguardanti il tema dell’alcolemia e la sicurezza stradale
(2) , probabilmente grazie ad un copia e incolla acritico, fenomeno largamente diffuso. Questo fino a che a qualcuno non è venuto in mente di chiedere: “
Ma qual è il titolo dell’articolo e da quale fonte, monografica o periodica, è ricavato?”. In effetti questi dati non comparivano da nessuna parte. Lì è cominciata la mia ricerca: non ho trovato il riferimento in nessuno catalogo nazionale
(3) ,
(4). Mi sono, quindi, chiesta chi potesse avere l’informazione: l’autore sicuramente. Al primo tentativo di individuarlo “incappo” in un docente universitario di Bari, che mi spiega di avere un omonimo a Padova. Cerco nel database del personale dell’Ateneo padovano e non trovo il nome. Chiamo, allora, la biblioteca. Il bibliotecario mi spiega che il professor Introna è morto qualche giorno prima (!) e che ha lasciato una mole di articoli non catalogati (quindi, non essendo ricercabili, è come se non esistessero). Poi però mi suggerisce di vedere se un articolo che corrisponde per argomento a quello che sto cercando sia stato pubblicato sulla Rivista italiana di medicina legale, della quale Introna è stato sia collaboratore che direttore. Mi faccio spedire gli indici del 1982 della rivista da un’altra biblioteca
(5) . Apro con trepidazione il file, ma non c’è nessun testo che ricordi il tema in questione! Scoraggiata, provo a contattare il
centro di documentazione del Gruppo Abele . Hanno un testo del 1982 in cui c’è un articolo di Francesco Introna! Si tratta di
Patologia da alcol: problemi medico-legali, contenuto in
Patologia e problemi connessi all'uso inadeguato di alcolici.
(Quaderni di Educazione sanitaria Veneto). Venezia: Regione Veneto, 1982. Certo la prova certa che sia il riferimento esatto non c’è, ma rimane sicuramente l’indiziato più probabile.
Più recentemente mi è capitato di dover cercare un numero, quello del 3 novembre 1999, dei Journaux officiels, l’equivalente francese della nostra Gazzetta ufficiale. Lì sarebbe stata pubblicata una
legge sull’introduzione dell’”addittologia”. La citazione era stata fatta dal docente ad un master universitario e un’allieva, stava cercando quel documento. Le mie ricerche sugli archivi del periodico non avevano portato a niente, per cui mi sono rivolta ad un
servizio di reference on line (6) in cui bibliotecari francesi supportano ricerche di informazioni . Hanno risposto indicandomi l’atto (e non la legge) che era stata pubblicata in una data diversa: il 28 ottobre 1999.
Chi cita dovrebbe sempre tenere presente che sta dando un’informazione, che rischia di passare di bocca in bocca non corretta o incompleta, fino a quando, come negli esempi riportati, qualcuno ne avrà bisogno e la cercherà, a volte inutilmente o recuperandola con fatica (
Ridi, 2008).
Ci sono casi in cui le informazioni non sono on line, ma non è detto per questo, che non esistano. Ad esempio i
dati annuali sull’uso degli etilometri, che mi è capitato di cercare l’anno scorso. Erano presenti sui siti web delle polizie statali di Francia, Inghilterra e Spagna, ma non di quella italiana. Sono riuscita a trovarli solo dopo essere risalita, telefonicamente, ad un funzionario del Ministero dei trasporti, che me li ha inviati.
Lo
specifico professionale bibliotecario è la mediazione tra chi cerca un’informazione e le informazioni e i documenti; in questo senso, Informalcol è come un’agenzia investigativa a cui chiunque si interessi di problemi alcol correlati può rivolgersi.
D’altra parte nel mare dell’informazione che ci circonda, molto spesso si salpa da soli. Per questo è importante che crescano le competenze per non naufragare. Competenze che si riassumono nel “
trovare, valutare, ordinare, usare, citare” le informazioni (
Ridi, 2009). Capita a volte che chi si mette in mare, navighi a vista, ad esempio
non definendo correttamente il proprio bisogno informativo, con domande del tipo: “alcol e giovani” inserite su un motore di ricerca per parola come Google, che, presumibilmente, recupererà migliaia se non milioni di informazioni, di cui si prenderanno in considerazione solo i primi dieci risultati.
La formazione è sicuramente importante. Per questo il
Centro alcologico regionale Toscana, promuove un corso, Vele, per la creazione di competenze di ricerca e utilizzazione dell'informazione negli ambiti della salute (
Centro alcologico regionale Toscana. Informalcol, 2008). Si impara molto anche dalle esperienze sul campo di ricerca bibliografica o informativa, magari con il supporto del bibliotecario. L’importante è sapere che la ricerca bibliografica o di informazioni è un’operazione complessa, che presuppone delle competenze di analisi e strategiche, oltre che tecnologiche, che si acquisiscono in processi di apprendimento.
Buona “indagine” a tutti!
1) Informazioni secondarie (non primarie): un'informazione può essere di due tipi: primaria o secondaria. Posso cioè consultare direttamente il testo di un documento (informazione primaria) o accedere alla notizia della sua esistenza, ad esempio consultando il catalogo di una biblioteca, anche recuperandolo in un secondo momento (informazione secondaria).
Informazioni fattuali: relative a informazioni numeriche o alfa-numeriche organizzate di solito in formati molto strutturati in banche dati comprensive di quelle numeriche e di quelle, sempre più diffuse, contenenti immagini, filmati o suoni (Metitieri, Ridi, 2004).
2) Si vedano ad esempio le slide della
Settimana nazionale della sicurezza stradale 2002 sul sito Epicentro dell’Istituto superiore di sanità.
3) Sistema bibliotecario nazionale, a cui aderiscono oltre 3200 biblioteche, statali, di enti locali, universitarie, di istituzioni pubbliche e private, operanti in diversi settori disciplinari
4) Si tratta probabilmente di un articolo di una rivista o un capitolo di una monografia o ancora di una presentazione ad un convegno, che si recuperano con maggiore difficoltà se non si hanno i riferimenti precisi.
5) Per questo ho utilizzato
"ACNP (Catalogo italiano dei periodici), che consente di individuare le biblioteche che possiedono una determinata rivista.
6) In Toscana esiste un servizio analogo, di cui ho già scritto su questa rubrica:
Chiedi in biblioteca. In ambito alcologico si veda il
servizio di ricerca di informazioni di Informalcol.