Guido Intaschi (Responsabile Unità funzionale Semplice SERT ASL 12 di Viareggio)
Il Comitato “Non la bevo” (ASL 12 di Viareggio, Associazione europea familiari e vittime della strada, Unicoop Tirreno,Croce Verde di Viareggio) in collaborazione con vari Enti pubblici e del terzo settore (Provincia Lucca, CESDOP e CEIS di Lucca, Comune di Viareggio, CESVOT, Centro Alcologico Regionale e Rete HPH della Regione Toscana) e con il patrocinio della Società Italiana Tossicodipendenze ha promosso il convegno “L’arte del vivere e del divertirsi … Giovani, piacere ed eccesso”. L’iniziativa, che ha registrato un inaspettato successo di pubblico, oltre che rappresentare un prezioso momento di confronto, ha offerto ai partecipanti un aggiornamento di notevole livello , grazie alla qualità dei contributi presentati. E’, inoltre, da sottolineare come le autorità presenti abbiano favorito la riuscita dell’evento. Il dibattito, condotto mirabilmente da Stefano Pasquinucci, giornalista addetto all’ufficio stampa dell’ASL 12 di Viareggio, ha sicuramente offerto ai partecipanti stimoli e riflessioni.
La relazione introduttiva del dottor .Palagi (presidente Comitato “Non la bevo”), oltre che, illustrare brevemente la storia e le attività del progetto “Non la bevo”, ha tracciato le linee di indirizzo future sottolineando in particolare la necessità di lavorare non tanto “per” ma soprattutto “con” i giovani e la volontà da parte del Comitato di procedere in questa direzione di maggior coinvolgimento, empowerment e responsabilizzazione delle nuove generazioni verso scelte di vita più salutari e soprattutto rompendo il nesso tra “sballo” e divertimento.
L’Assessore provinciale alle politiche giovanili Mario Regoli ha quindi introdotto la sessione su “prevenzione e territorio”, in cui sono state presentate alcune esperienze del territorio. Giuseppe Petrini, educatore professionale CREA ha illustrato il progetto di prevenzione nel mondo del divertimento notturno “Ricreazione in via d’estinzione” gestito dagli enti locali della Versilia, CREA Impresa e SERT di Viareggio; mentre la dottoressa Sonia Ridolfi, CEIS di Lucca ha presentato le attività di “Pachamama”, centro di ascolto per adolescenti e genitori con sede a Lido di Camaiore, gestito dal CEIS Gruppo giovani e comunità di Lucca in collaborazione con SERT e Prefettura.
La sessione centrale del Convegno, da me moderata, comprendeva i contributi dei due ospiti d’eccezione - entrambi filosofi ma con approcci diversi alla problematica affrontata nel convegno -: Stefano Canali , che ha relazionato sul tema: “Il piacere e il cervello, istruzioni per l’uso” e Umberto Galimberti, che ha parlato intorno al tema: “Il nichilismo e i giovani”.
Il prof. Stefano Canali ha illustrato dettagliatamente ed in modo coinvolgente e chiaro anche per i non addetti ai lavori il punto di vista delle neuroscienze riguardo al “sistema del piacere o meglio della gratificazione” situato nel cervello ed ha ribadito che nella prevenzione ciò che conta maggiormente è che i giovani, correttamente informati e formati sul funzionamento del cervello, ”arrivino a una comprensione più autonoma , matura e complessa dei significati che attribuiscono alle sostanze psicoattive e che soprattutto diventino capaci di immaginarne le conseguenze potenziali sulla loro vita concreta e per il loro futuro”. Se l'uso di sostanze psicoattive è legato prevalentemente alla ricerca del piacere, allora piuttosto che terrorizzare i giovani sugli effetti avversi e sui danni prodotti dal consumo, si dovrebbe al contrario, sempre secondo Stefano Canali, “insistere sui piaceri altrettanto intensi ma più durevoli, che si possono ottenere da scelte, comportamenti ed esperienze differenti come lo sport , da un più sano uso del cervello!”. Canali ha ribadito più volte nel suo intervento che risulta infatti ormai ampiamente dimostrato sia dalla ricerca neurobiologica che psicologica che “il limite di un piacere è un piacere più grande piuttosto che l'allarme e la paura”.
Il prof. Umberto Galimberti ha sottolineato nella sua appassionata relazione, che ha più volte suscitato lunghi applausi nella numerosa platea attenta e partecipe, la natura del disagio giovanile che è di origine culturale più che psicologica e riguarda la collettività più che il singolo individuo.
Secondo Galimberti c’è una contraddizione di fondo nella cultura dominante occidentale odierna che con una mano spinge al consumo ed all’eccesso e con l’altra chiede di prevenire le condotte di abuso e le dipendenze sia da sostanze che comportamentali (gioco d'azzardo patologico, disturbi della condotta alimentare, shopping compulsivo, sex addiction, internet addiction, ad esempio) e, come anche scritto da Henry Margaron, preferisce emarginare chi diventa vittima delle sue contraddizioni, piuttosto che tentare di rimuoverle. I consumi culturali di adulti e giovani presentano la stessa struttura fondamentale;il pericolo che sempre Galimberti sottolinea è quello di una società che ci chiede di funzionare (cultura della performance) piuttosto che di essere (“analfabetismo emotivo”: soggettività che non può dirsi ed esprimersi nella routine di tutti i giorni feriali e specie nei giovani esplode nel fine settimana spesso con la scorciatoia delle sostanze d'abuso) .
Proprio la cultura dell’ iper-razionalità, della tecnica e dell’eccesso del consumo favorisce le dipendenze non permettendo alla soggettività emotiva di esprimersi e determina, anche a causa dell’eccesso di stimoli sensoriali, l’analfabetismo emotivo e sensitivo come reazione all’angoscia conseguente ai troppi stimoli (rischio ben descritto anche dal cantautore Jovanotti recentemente in Fango “Lorenzo safari, 2008”:“…ma l’unico pericolo che sento veramente è quello di non riuscire più a sentire niente…”).Essere protagonisti e padroni della propria vita è un obiettivo sfidante per i giovani, che, secondo Galimberti,nella nostra epoca “dominata dal nichilismo, come già aveva profetizzato Nietzsche più di un secolo fa, e dalle passioni tristi con un futuro-promessa trasformatosi in futuro-minaccia, come ben descritto recentemente da M.Benasayag: ” Sono “affamati di autorità” e alla ricerca continua di modelli adulti autorevoli e competenti, che riescano a catturare la loro attenzione ingaggiandoli innanzitutto sul piano emotivo(”Chi imito? Imito chi mi affascina!”).Parlando della “crisi epocale” che coinvolge la nostra cultura ed in particolare le fondamentali agenzie educative come la famiglia e la scuola, Galimberti ha ribadito che “la capacità di ingaggiare emotivamente e di affascinare si ha per natura” e che servirebbe una “selezione” migliore del corpo docente specie in alcuni settori della scuola invece di sottopagare chi insegna con passione e tagliare le risorse ad esempio anche della scuola elementare italiana, che nelle graduatorie internazionali era finora ben piazzata, mandando così ancora più in crisi il sistema educativo a causa di scelte politiche sbagliate (come quella di un maestro unico con classi di 30 e più studenti mentre il rapporto dovrebbe essere al massimo di 12-15 ragazzi per classe).
Tutto nella nostra società , secondo Galimberti, è attrezzato alla “mancata buona crescita dei propri figli” e alla “incuria dei giovani”!.“Nella Grecia antica prima c’era la città poi l’individuo, oggi nella società occidentale,dominata dagli ultrasettantenni, prima viene l’individuo poi la città!”.
La responsabilità del mondo adulto, sempre secondo Galimberti troppo spesso rassegnato al “sano realismo”, è soprattutto quella di non svilire il segreto della giovinezza e aiutare i giovani a riscoprire l’arte del vivere e del divertirsi secondo “giusta misura” in una società del rischio, del consumo e dell’eccesso che certo non li aiuta!. “Dopo l’irruenza espansiva, dopo il vagabondare nell’assenza, dopo la passione che trasforma, i giovani prendono a scrutare nel proprio cuore e si svelano a se stessi…la loro età non è un transito. Il futuro è già ben descritto nel presente giovanile…” (U. Galimberti, L’ospite inquietante, Ed.Feltrinelli,2007).Vivendo in un’epoca dominata dal dilagare di quelle che Spinoza chiamava le “passioni tristi” (senso pervasivo di incertezza e di impotenza , mondo vissuto come minaccia che porta l’uomo moderno ad accartocciarsi su di sé),epoca in cui i mass media hanno un ruolo sempre più invasivo nel determinare le modificazioni culturali che vedono il valore dell’uomo sempre più legato alla sua capacità di consumare , occorre per uscire da questo vicolo cieco, secondo M.Benasayag e G.Schmit (citati spesso da Galimberti nella sua relazione) riscoprire la gioia del fare disinteressato, dell’utilità dell’inutile , del piacere di coltivare i propri talenti senza fini immediati , del saper conciliare l’ottimismo della volontà con il pessimismo della ragione, dell’attendersi l’inaspettato …occorre una prassi governata dalle “passioni gioiose” …occorre accorgersi dell’ospite inquietante nichilismo e guardarlo bene in faccia (M.Heidegger)…occorre in conclusione per Galimberti insegnare ai giovani l’arte del vivere, che consiste nel riconoscere le proprie capacità e nell’esplicitarle e vederle fiorire secondo “giusta misura”, come dicevano i Greci.
Una strategia efficace di contrasto all’abuso di alcol e droghe deve partire dall’ascolto degli adolescenti, dall’accompagnamento nel tempo da parte del mondo adulto, rispettoso della loro individualità, lavorando sulle loro autonome capacità di comprensione di sé e di autoriparazione. Ciò non nega il valore dell’autorità e anche dell’intransigenza verso certe scelte sbagliate e derive socialmente pericolose (ad esempio sul tema “alcol e guida” serve coerenza normativa e rigore nel far rispettare la legge , essendo ormai accettato, almeno sul piano teorico, anche da parte di molti giovani che “non si può bere e guidare”).
Solo partendo dalla consapevolezza della complessità e mutevolezza della verità perchè “la verità esiste non da una parte o dall’altra ma tra le parti”(Platone), dalla necessità di un sincero e proficuo “dia-logo” nel senso etimologico di “confronto partendo da posizioni anche molto lontane ma in un clima di filia”, come sicuramente si è verificato durante i lavori del convegno, e nella convinzione di poter “imparare sempre qualcosa dall’altro che è possessore di una parte di verità” ( Galimberti), dalla curiosità verso le chiavi di lettura e le attività altrui, dal “mescolare il sapere tecnico professionale con il sapore gradevole” (come sostiene Edoardo Polidori) dell’atmosfera di amicizia , è possibile progettare ed attuare interventi di prevenzione delle dipendenze che possano risultare efficaci in quanto integrati e condivisi tra le varie agenzie pubbliche e private.
Daniela Levantino del Comitato “Non la bevo” ha chiuso i lavori con un intervento che, partendo dalla constatazione della “normalità” dei comportamenti “a rischio” degli adolescenti e della “contiguità” sempre maggiore nella società odierna tra giovani e sostanze psicoattive legali ed illegali, ha richiamato il mondo adulto in generale a offrire più modelli educativi di riferimento per facilitare la coscienza di sé, l’autonomia e la responsabilità dei giovani ed ha stimolato in particolare le autorità amministrative locali e provinciali a costruire “in rete” sia con altre agenzie pubbliche che del III settore una vera, efficace e continuativa politica “per e con” i giovani, che renda per loro veramente “facili le scelte salutari”, non lasciandoli in balia dell’azione interessata degli operatori del mercato che li vedono solo come “consumatori”.
L’iniziativa si è naturalmente conclusa con un aperitivo analcolico ed è stato possibile per i partecipanti, ancora assai numerosi e sicuramente “arricchiti” dal punto di vista culturale, continuare a “dialogare” con i relatori e visitare la mostra “Psicoattivo” di Stefano Canali esposta in sede congressuale proprio il 22/4/2009 (e comunque visitabile nell’atrio dell’ Ospedale Versilia nel periodo aprile-maggio 2009).