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Proposta delle Regioni in tema di attuazione della legge 30 marzo 2001, n.125”Legge quadro in materia di alcol e di problemi alcolcorrelati” e del “Piano Nazionale Alcol e Salute”

Allegato n. 4

Esiti Commissione salute 15/11/2007

 

 

PremessaIntroduzioneLe dimensioni del problemaStrategie di intervento

Premessa

 

Al fine di dare piena attuazione agli impegni assunti in relazione al Piano Nazionale Alcol e Salute (PNAS) e al Piano Nazionale “Guadagnare Salute” le Regioni e Province Autonome intendono sviluppare azioni sinergiche e condivise, fondate sulla pianificazione socio sanitaria locale in conformità alla legislazione vigente, al fine di fornire ai cittadini informazioni scientificamente corrette sui rischi derivanti dal consumo di bevande alcoliche e per la realizzazione di percorsi di cura efficaci, fruibili e accessibili alla popolazione che presenta problemi di salute alcolcorrelati, rispettando i livelli essenziali di assistenza definiti a livello nazionale.

Il documento, predisposto dal gruppo tecnico istituito su designazione del Coordinamento degli Assessori alla Sanità (riunione del 5 ottobre 2005), rappresenta una proposta operativa che, nell’ambito delle competenze poste a carico delle regioni ed indicate dalla legge n. 125/2001 e dal Piano Nazionale Alcol e Salute recentemente approvato dalla Conferenza Stato Regioni, individua gli obiettivi e le azioni prioritarie da sviluppare e portare a compimento nel triennio di valenza del PNAS medesimo.

 

Introduzione

L’Italia è un Paese in cui il consumo di bevande alcoliche, e in particolare di vino, fa parte di una radicata tradizione culturale e l’assunzione moderata di alcol è una consuetudine alimentare molto diffusa. Negli ultimi anni si stanno inoltre diffondendo, sopratutto tra i giovani, modelli di consumo importati dai Paesi del Nord Europa che comportano notevoli variazioni nella quantità e qualità dei consumi, con un progressivo passaggio da un bere incentrato sul consumo di vino o bevande a bassa gradazione alcolica, a completamento dei pasti, a un bere al di fuori dei pasti e in occasioni ricreazionali, con uso di bevande ad alto contenuto alcolico e in quantità spesso eccessive.

Per gli anni 1992-1999 l’Italia ha aderito al I Piano di azione europeo per l’alcol promosso dall’O.M.S. con lo scopo di portare gli Stati Membri ad una riduzione significativa nel consumo di alcol nocivo per la salute e l'adozione di misure di lotta contro i comportamenti ad alto rischio. In relazione a ciò l’Italia ha adottato strategie di sviluppo per le attività del settore alcologico ed ha raggiunto risultati importanti, centrando il target proposto dall’O.M.S. della riduzione del 25% dei consumi annuali pro-capite di alcol puro, cui ha fatto riscontro negli stessi anni la riduzione del tasso di mortalità per cirrosi epatica.

L’Italia ha rafforzato negli ultimi anni il sistema di servizi sociali e sanitari finalizzato alla promozione e protezione della salute, al trattamento ed alla riabilitazione della dipendenza da alcol, anche se va riconosciuto che la legge 125/2001 non è stata ancora completamente attuata ed il PNAS è stato da poco approvato dalla Conferenza Stato Regioni. Molto quindi rimane da fare. Il valore degli indicatori di danno alcolcorrelato è ancora elevato nel nostro Paese e il sistema di prevenzione e assistenza ancora lontano dal far fronte ai reali bisogni. Va riconosciuto e valorizzato il ruolo svolto dalle associazioni di auto – mutuo - aiuto e del volontariato, per lo più in stretta sinergia di obiettivi e di operatività con i servizi pubblici, per il trattamento dei problemi alcolcorrelati. Tale contributo riveste un’importanza fondamentale, non solo per le azioni di supporto e di collaborazione, ma anche di reale protagonismo sul piano della promozione e protezione della salute, del trattamento e della riabilitazione.

Il Piano nazionale Alcol e Salute (PNAS) recepisce gli obiettivi, le strategie e le azioni di interesse più specificamente sanitario proposte dal II Piano O.M.S., nell’ambito dei principi ed indirizzi della legge 125/2001, fermo restando la necessità, sulle problematiche correlate all’uso dell’alcol, di un approccio interistituzionale, in grado di coinvolgere in modo più diretto e puntuale tutte le istituzioni pubbliche e private, del sociale e del sanitario, ed in primo luogo gli EELL, che possono svolgere un ruolo strategico per il raggiungimento degli obiettivi di salute e sicurezza connessi con la riduzione del danno alcolcorrelato.

 

Le dimensioni del problema

Pur persistendo in Italia la tendenza al calo del consumo medio annuo pro-capite di alcol, secondo un trend iniziato a partire dai primi anni ottanta, il più recente valore (anno 2001) di tale consumo calcolato dall’Ufficio regionale O.M.S. per l’Europa (9,14 litri nella popolazione di età superiore ai 15 anni) è ancora molto al di sopra di quello ritenuto auspicabile dall’O.M.S. per l’anno 2015, che è di 6 litri l’anno per la popolazione di età superiore ai 15 anni, e di 0 litri per quella di età inferiore.

Contestualmente alla diminuzione dei consumi, continua nel nostro Paese la tendenza all’aumento della quota di popolazione che consuma bevande alcoliche, già rilevata a partire dal 1998, e si accresce di conseguenza la quota di popolazione a rischio di patologie e danni alcolcorrelati. Secondo l’ISTAT il numero dei consumatori di vino almeno una volta l’anno è passato tra il 2000 e il 2001 dal 57,1% al 59,6%, e quello dei consumatori di birra dal 42,6% del 1993 al 48,4% del 2001. L’aumento della diffusione del consumo riguarda sopratutto le donne e le fasce di popolazione più giovane.

 

Il presente documento si colloca all’interno degli obiettivi, delle strategie e delle azioni contenuti nel Piano Nazionale Alcol e Salute, che qui si richiamano in sintesi.

  • Aumentare la consapevolezza del rischio connesso con il consumo delle bevande alcoliche nella popolazione generale e in alcune fasce di popolazione (anziani, giovani, donne)
  • Ridurre i consumi a rischio (e in particolare quelli eccedentari e al di fuori dei pasti) nella popolazione e in particolare nei giovani, nelle donne e nelle persone anziane
  • Ridurre la percentuale dei giovani minori di 18 anni che assumono bevande alcoliche, nonché l’età del primo contatto con le stesse
  • Ridurre il rischio di problemi alcolcorrelati che può verificarsi in una varietà di contesti quali la famiglia, il luogo di lavoro, la comunità o i locali dove si beve
  • Ridurre la diffusione e la gravità di danni alcolcorrelati quali gli incidenti e gli episodi di violenza, gli abusi sui minori, la trascuratezza familiare e gli stati di crisi della famiglia
  • Mettere a disposizione accessibili ed efficaci trattamenti per i soggetti con consumi a rischio o dannosi e per gli alcoldipendenti
  • Provvedere ad assicurare una migliore protezione dalle pressioni al bere per i bambini, i giovani e coloro che scelgono di astenersi dall’alcol.

 

Strategie di intervento

 

Per raggiungere gli obiettivi e i sub obiettivi indicati, il PNAS individua le seguenti aree strategiche di intervento prioritario:

1) Informazione ed educazione

2) Bere e guida

3) Ambienti e luoghi di lavoro

4) Trattamento del consumo alcolico dannoso e dell’alcoldipendenza

5) Responsabilità del mondo della produzione e distribuzione

6) Capacità sociale di fronteggiare il rischio derivante dall’uso dell’alcol

7) Monitoraggio del danno alcolcorrelato e delle relative politiche di contrasto.

8) Potenzialità delle organizzazioni di volontariato e di auto-mutuo-aiuto

 

Tutte le regioni italiane, pur con diversi livelli di coinvolgimento e di impegno finanziario ed organizzativo, hanno posto in essere interventi e strategie di contrasto ai problemi alcolcorrelati, sia sul versante della protezione e promozione della salute, sia sotto quello del trattamento e della riabilitazione. In questo articolato sistema di servizi sono coinvolti i dipartimenti delle dipendenze, gli ospedali e le Aziende Sanitarie, le strutture universitarie, i medici di Medicina Generale, le associazioni di auto-mutuo-aiuto, in particolare gli Alcolisti Anonimi ed i Club degli Alcolisti in Trattamento, i Dipartimenti di Salute Mentale e le organizzazioni del terzo settore, in un approccio territoriale di rete che tende a coinvolgere tutte le istituzioni e le agenzie di un determinato territorio in azioni sinergiche di contrasto e controllo. In questa logica ed in questo contesto si dovranno individuare e proporre azioni omogenee e comuni da parte delle regioni italiane nella logica della partecipazione e della collaborazione interistituzionale.

Al fine di attivare e favorire la realizzazione delle azioni previste, dei progetti e del loro relativo monitoraggio e valutazione, il PNAS prevede l’attivazione di un gruppo tecnico congiunto formato dal sottogruppo “Alcol” del CCM e dalla Sottocommissione “Alcol” della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e Province autonome con lo scopo di affrontare prioritariamente i seguenti argomenti:

  • Definizione di nuovi criteri di monitoraggio dei dati con individuazione degli indicatori, tenendo conto che questi dovranno essere funzionali alla predisposizione della Relazione al Parlamento prevista dalla legge 125/2001;
  • Individuazione delle azioni prioritarie rivolte alla protezione ed alla promozione della salute

Si sottolinea anche la necessità di raccordare le azioni con le iniziative e progetti nazionali ed interregionali già in corso e da attuare, la valutazione delle attività realizzate, nonché l’individuazione delle buone pratiche d'intervento nei servizi deputati alla prevenzione, al trattamento e alla riabilitazione dei soggetti che presentano problematiche alcol correlate.

Al fine di promuovere la collaborazione interistituzionale risulta necessario rapportarsi in modo efficace e coerente con i ministeri competenti, previsti dalla legge 125/2001, ma anche quelli a vario titolo coinvolti nelle problematiche alcolcorrelate, su temi e problemi all’attenzione della sottocommissione salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

 

Programma di attività per il triennio

Al fine di perseguire le strategie e implementare le specifiche azioni previste dalla L. 125/2001 e dal PNAS, è necessario stabilire, secondo i criteri di priorità e di programmazione, le azioni che le regioni italiane si impegnano a sviluppare nel triennio 2007 – 2009.

  1. Sviluppare in ciascuna Regione un Piano che recepisca il PNAS, ne individui le specifiche modalità in ambito regionale, secondo le priorità di salute emergenti e le peculiarità organizzative di ciascuna regione.

  2. A tale proposito si rileva la necessità di realizzare un piano nazionale di formazione per gli operatori regionali ed aziendali per gli aspetti inerenti la programmazione ed il coordinamento delle azioni a livello di ciascuna regione.

  3. Definizione della concreta operatività del gruppo tecnico interistituzionale CCM/Regioni così come già illustrato.

  4. Definizione dei nuovi criteri di monitoraggio dei dati e degli indicatori, anche finalizzata alla compilazione della relazione al parlamento prevista dalla L. 125/2001.

  5. Censimento dei progetti locali e regionali esistenti sul territorio nazionale, anche al fine di individuare metodologie di intervento efficaci a prevenire il consumo di alcol.

  6. Promozione e diffusione dei progetti nazionali e interregionali esistenti sul territorio nazionale, anche al fine di una ottimizzazione delle risorse a disposizione.

  7. Predisposizione della sezione relativa alle regioni della Relazione al Parlamento prevista dalla L. 125/2001

  8. Conferenza di consenso da realizzarsi nel 2008 che evidenzi le buone prassi sui temi della promozione e protezione della salute, del trattamento e della riabilitazione.

  9. Elaborazione di una proposta di obiettivi strategico-politici da sottoporre alla valutazione ed eventuale approvazione da parte degli Assessori regionali, nonché di azioni specifiche che le regioni possono assumere per la realizzazione di quanto previsto dal PNAS a livello regionale e che sono esplicitate nel documento allegato.

  10. Si ritiene di dover sottolineare per la rilevanza che questi temi assumono per la sicurezza e la protezione sociale dei cittadini, quelli relativi ad “ alcol e guida “e ad ” alcol e lavoro”. Si propone che su questi temi si realizzi un coordinamento specifico delle regioni attraverso la creazione di un proprio sottogruppo tecnico finalizzato all’esame ed alla predisposizione di adeguate linee di indirizzo.

 

Come già illustrato, un efficace azione integrata per il contrasto dei problemi alcolcorrelati prevede il coinvolgimento non solo di enti e di istituzioni sanitarie, ma di molti altri soggetti. Per quanto riguarda il primo punto risulta essenziale la collaborazione con le strutture operative del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità, ferme restando le competenze di programmazione, conduzione, monitoraggio e valutazione delle attività attribuite alle Regioni e alle Province Autonome. La collaborazione interistituzionale così definita, sarà finalizzata a garantire:

  • una condivisa individuazione delle priorità di intervento;
  • la stesura di documenti di indirizzo tecnico-scientifici inerenti i principali ambiti d'intervento previsti dal PNAS;
  • un migliore coordinamento ed integrazione nella fase di programmazione generale dei piani d'azione (con particolare riguardo alle campagne di comunicazione e di sensibilizzazione a carattere nazionale);
  • una maggiore efficacia complessiva nella fase di realizzazione dei piani d'azione concordati;
  • un armonico e coerente sviluppo delle politiche complessive di prevenzione dei problemi alcolcorrelati e di promozione degli stili di vita sani, previsti dal Piano Sanitario Nazionale, dal PNAS dalla L. 125/2001 e dai Piani Sanitari delle Regioni e Province Autonome.

 

Il gruppo tecnico delle regioni dovrà curare la predisposizione della documentazione tecnico/scientifica collegata ai principali ambiti di intervento citati nel corso del presente documento. La conferenza di consenso dovrà a questo proposito costituire il luogo di condivisione e validazione della documentazione pervenuta. Tali documenti dovranno essere elaborati tenendo conto delle più recenti conoscenze scientifiche e dell’evidence based medicine e dovranno contenere anche suggerimenti per l’attuazione pratica di interventi finalizzati alla protezione e promozione della salute ed al trattamento/riabilitazione dei problemi alcolcorrelati.

 

Le Regioni e le Province Autonome utilizzano i documenti di indirizzo come riferimento per la autonoma programmazione delle loro attività adattandoli al contesto locale.

 

A cura della sottocommissione “Alcol” della Commissione “Salute” della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome
(Settembre 2007)
Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Settembre 2008 16:04