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Riconoscimento e contrasto della violenza in famiglia: la Carta di Reggio-Emilia

 

Umberto Nizzoli*, Roberta Barozzi** (* Direttore Programma Aziendale Salute Mentale e Dipendenze Patologiche, AUSL di Reggio Emilia, ** Psicologa ricercatrice, AUSL di Reggio Emilia)

 

Questo documento è l’esito di un lavoro lungo e approfondito su una questione inerente la concomitanza di abuso di sostanze e di condotte violente rivolte ai congiunti più vulnerabili, le donne e più spesso i minori. Lo studio è iniziato nella primavera del 2006 ed il tema è subito apparso delicato e complesso: la violenza intrafamiliare correlata al consumo di sostanze psicoattive, con particolare attenzione all’abuso di alcol e all’impatto che la coesistenza di questi due problemi ha sullo sviluppo del bambino fa parte degli “oggetti” finora rimossi dalla pratica clinica. Eppure sia la letteratura internazionale che l’esperienza clinica mostrano che esiste un’elevata correlazione tra le problematiche alcolcorrelate e la violenza domestica e che entrambi questi fenomeni costituiscono chiari fattori di rischio per il minore che sperimenta quotidianamente un contesto domestico di questo tipo.

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene questi due fenomeni come priorità da indagare, studiare e contrastare. Anche se la stima epidemiologica è difficile, poiché si ritiene che la maggior parte della casistica faccia parte del cosiddetto “sommerso”, con gli strumenti della ricerca, della formazione e della promozione dell’empowerment è possibile facilitare l’emersione e la rilevazione precoce, ampliando e perfezionando in questo modo la conoscenza e, di conseguenza, offrire più materiale di ricerca e clinico; il tutto consente di sperare che si possa poi migliorare la qualità l’efficacia e l’appropriatezza degli interventi.

Esiste in Europa ENCARE, European Network for Children Affected by Risky Environments with the family: un’associazione internazionale la cui mission è la tutela dei bambini che vivono in contesti familiari definiti “a rischio”, caratterizzati dalla presenza di comportamenti genitoriali abusanti o violenti e dal concomitante utilizzo di sostanze psicoattive legali e illegali (in particolare alcol e cocaina). Nel 2006 Encare ha attivato due progetti (un terzo in settembre 2007), finanziati dalla Commissione Europea attraverso i programmi Daphne e Sanco, dei quali l’Ausl di Reggio Emilia è partner.

Il progetto Chalvi (Family violence and substance misuse with special attention to a child’s perspective) ha come obiettivo principale la promozione del benessere infantile e la diffusione di una cultura basata sul rispetto del bambino e della donna. Le azioni si svolgono attraverso la costruzione e il consolidamento di network di professionisti e operatori che lavorano a contatto con le famiglie, allo scopo di favorire la circolazione delle conoscenze e delle competenze, promuovere il lavoro di equipe e di rete, migliorare il riconoscimento precoce dei segnali di disagio. Il progetto è coordinato a livello internazionale da Teuvo Peltoniemi, della A-Clinic Foundation di Helsinki, l’organizzazione leader in Finlandia per il trattamento delle dipendenze patologiche e da diversi anni impegnata anche su prevenzione e ricerca; Umberto Nizzoli del Programma Aziendale Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’AUSL di Reggio Emilia coordina il sotto-progetto “Valutazione e impatto”. Il progetto Tavim (Help for Men with Alcohol and Violence Problems) si propone invece di costruire e implementare un programma di trattamento psicologico specifico per uomini che mettono in atto ripetutamente comportamenti violenti nei confronti delle proprie compagne e/o figli e che presentano in concomitanza problemi legati al consumo/abuso/dipendenza da sostanze psicoattive, con particolare riferimento ad alcol e cocaina. L’abusante, sebbene danneggi con il suo comportamento lo sviluppo del minore e spesso anche la partner, rappresenta infatti un elemento relazionale-affettivo fondamentale: intervenire con un trattamento terapeutico, aiutando la persona a modificare il proprio stile di vita e relazionale, a sviluppare nuove competenze comunicative e interpersonali, può rappresentare un’occasione di cambiamento. Il progetto è coordinato localmente da Michael Klein, dell’Istituto di Scienze Applicate dell’Università Cattolica di Colonia. Sempre l’Università Cattolica di Colonia coordina il progetto ChaPaPs (Reducing harm and building capacities for children affected by parental alcohol problems in Europe), il quale approfondisce lo studio dell’impatto delle problematiche alcolcorrelate sulla salute psicofisica dei minori, sui costi sociali ed economici; ha inoltre l’obiettivo di costruire buone pratiche a livello europeo che possano essere utili strumenti anche per le politiche nazionali.

I progetti prevedono l’attivazione delle agenzie operanti nei territori che vanno a incontrare. Anche a Reggio Emilia, infatti si è creato un gruppo di coordinamento che riunisce i principali portatori di interesse e promuove la sinergia e l'integrazione tra l'area delle dipendenze patologiche e quella della prevenzione/trattamento della violenza domestica verso le donne e i bambini: il gruppo si è incontrato più volte nel corso degli ultimi diciotto mesi e ha promosso diversi momenti formativi sul tema della violenza domestica, dell’abuso ai minori, della correlazione violenza/abuso di sostanze, rivolti a tutti gli operatori ma anche ai cittadini, favorendo la sensibilizzazione e la costruzione di un linguaggio comune.

Il documento prodotto riassume e illustra in definitiva i principi fondamentali dai quali siamo partiti, e i dati di letteratura che hanno costituito un’evidenza rispetto alla natura del problema e alle sue dimensioni. Attraverso la discussione e il lavoro di networking abbiamo individuato quali devono essere le priorità di intervento e le azioni che crediamo, alla luce del lavoro svolto finora, siano più funzionali all’intercettazione, contenimento e contrasto del fenomeno della violenza intrafamiliare correlata al consumo di sostanze psicoattive. Vogliamo dare massima diffusione a questo documento e creare consenso intorno ad esso, accettando volentieri contributi di operatori e società scientifiche, in quanto gli obiettivi di tutela e salvaguardia dell’infanzia devono essere considerati una responsabilità collettiva. Il documento è uno strumento per il lavoro che devono fare le amministrazioni, i policy maker, i servizi ed i loro dirigenti: ad essi vengono indicate le azioni attese.

 

La Carta di Reggio Emilia

 

Premesse

Tenuto conto della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, con particolare attenzione ai seguenti articoli:

Articolo 19

Gli Stati parti adottano ogni misura legislativa, amministrativa, sociale ed educativa per tutelare il fanciullo contro ogni forma di violenza, di oltraggio o di brutalità fisiche o mentali, di abbandono o di negligenza, di maltrattamenti o di sfruttamento, compresa la violenza sessuale, per tutto il tempo in cui è affidato all’uno o all’altro, o a entrambi, i genitori, al suo tutore legale (o tutori legali), oppure a ogni altra persona che abbia il suo affidamento. 

Articolo 33

Gli Stati parti adottano ogni adeguata misura, comprese misure legislative, amministrative, sociali ed educative per proteggere i fanciulli contro l’uso illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope, così come definite dalle Convenzioni internazionali pertinenti e per impedire che siano utilizzati fanciulli per la produzione e il traffico illecito di queste sostanze.

 

Articolo 34

Gli Stati parti si impegnano a proteggere il fanciullo contro ogni forma di sfruttamento sessuale e di violenza sessuale.Sottolineato che gli obiettivi di una comunità competente possono essere così richiamati:favorire l’empowerment individuale e socialefavorire la coesione sociale, attraverso il potenziamento di fattori di resilienza individuali e sociali che consentano di creare legami interpersonali efficacitutelare i gruppi più esposti ed a rischio, in particolare i bambini e le donneaumentare la capacità di intercettazione precoce dei fenomeni di disagio derivanti da esperienze di violenza ed abusofornire interventi appropriati e scientificamente validi

Si prende atto che:

·          Una vasta mole di ricerca scientifica e di letteratura internazionale evidenzia che la violenza intrafamiliare subita o assistita dai minori può produrre danni allo sviluppo psicofisico del minore, sia a breve sia a lungo termine al punto che rappresenta il principale fattore di rischio evolutivo.

·          I figli di genitori consumatori di sostanze con particolare riferimento al consumo di alcol hanno una probabilità di circa tre volte superiore di diventare a loro volta consumatori di sostanze.

 ·          I due fenomeni (consumo di sostanze e violenza intrafamiliare) sono facilmente correlati: ricerche internazionali evidenziano che il 50% degli uomini con problemi alcolcorrelati è violento verso la partner, e che il 70% delle donne con problemi alcolcorrelati dichiara di aver subito violenza domestica (Chase et al. 2003, Down set. Al. 1998, Schumacher et al. 2003). In generale, gli uomini violenti sotto l’effetto di alcol rappresentano non soltanto un esteso sottogruppo di perpetratori di violenza domestica, ma le violenze commesse da loro sono di solito anche più severe (Breclin 2002, Graham 2004, ecc). In queste famiglie vivono anche bambini che subiscono direttamente o indirettamente l’effetto della violenza correlata all’uso di sostanze.

 ·          Ricerche attendibili stimano in circa un milione i minori che vivono in famiglie in cui ci si ubriaca o si consumano droghe.

·          La violenza domestica e i problemi alcolcorrelati rappresentano due grandi fattori di rischio evolutivo per i minori.

 

Si ritiene pertanto necessario:

 

·          porre tra le priorità di politica sociale e sanitaria la protezione dei minori e delle donne dall’abuso fisico, psicologico o sessuale ed in particolare dagli effetti violenti alcol e droghe correlati;

·          dare corso ad una forte presenza di attività di sensibilizzazione e di formazione rivolte agli operatori di tutti i servizi sociali, sanitari e di prossimità;

·          intercettare il più precocemente possibile ed affrontare in modo appropriato il fenomeno della violenza intrafamiliare verso i bambini e le donne, specificatamente quando si interseca con il consumo di alcol, cocaina e altre sostanze psicoattive.

Si sollecitano le seguenti azioni:

 

·          collaborazione tra istituzioni pubbliche e del privato sociale, magistratura, forze dell’ordine, associazioni, servizi sociali, servizi sanitari, strutture ospedaliere, medici e pediatri di famiglia, servizi per le dipendenze patologiche, servizi di salute mentale e di neuropsichiatria infantile, con la creazione di specifici tavoli di coordinamento e di monitoraggio del fenomeno che definiscano gli obiettivi generali e specifici nonché le linee di indirizzo nazionali, regionali, provinciali e distrettuali;

·          costruzione di team specialistiche multidisciplinari che permettano di affrontare le situazioni di abuso intrafamiliare in modo tempestivo e a 360 gradi, con l’impiego di risorse e competenze provenienti dalla diverse discipline;

·          formazione congiunta e aggiornamento continuo, al passo con i dati emergenti dalla ricerca scientifica e dalla letteratura;

·          diffusione di una cultura basata sull’empowerment individuale e di comunità, sullo sviluppo dei fattori di resilienza, sulla sensibilizzazione della popolazione e dell’opinione pubblica, anche attraverso i mass media;

·          sviluppo della ricerca scientifica, allo scopo di raccogliere dati, monitorare il fenomeno, valutare l’impatto degli interventi, individuare le nuove aree di bisogno e trovare nuove strategie di fronteggiamento;

·          costruzione e mantenimento di network nazionali e internazionali che permettano di aprirsi ad esperienze diverse e di trarne valido supporto e aiuto;

·          sensibilizzazione degli amministratori e dei decisori politici, allo scopo di promuovere una legislazione che maggiormente tuteli e protegga il bambino e la donna anche nell’ambiente familiare.

 

 

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Settembre 2008 16:03