L’OMS ha stimato che:
i costi diretti e indiretti che la società paga a causa dell’alcol, in senso generale sia di danni materiali a persone e patrimoni che in termini di costi sanitari, possono essere stimati tra il 2 ed il 5% del PIL di ciascuna nazione;
le morti attribuibili all’alcol oscillano tra le 30.000 e le 50.000 per anno, il 30 % degli incidenti stradali e il 10% di tutti gli incidenti sul lavoro sono ascrivibili al consumo di bevande alcoliche;
circa il 15% di cittadini che si rivolgono al medico di medicina generale presenta problematiche correlate all’uso di bevande alcoliche e che il 5% risulta alcol dipendente;
anche nell’area della violenza e dell’abuso sessuale di donne e minori l’alcol risulta presente con una percentuale intorno al 12%
Il consumo di alcol
I consumi di alcol in Italia:
il primo bicchiere viene abitualmente consumato a 11-12 anni (media europea 14,5 anni);
il 75% degli italiani consuma alcol (87% maschi, 63% femmine);
gli astemi sono in continua diminuzione e rappresentano il 25% della popolazione;
si stima che vi siano circa 3 milioni di bevitori a rischio e 1 milione di alcolisti.
Che cos’è l’alcolismo?
E’ un disturbo a genesi multifattoriale (biologica-psicologica-sociale) associato all’assunzione protratta (episodica o cronica) di bevande alcoliche, con presenza o meno di dipendenza, capace di provocare una sofferenza multidimensionale che si manifesta in maniera diversa da individuo a individuo. (Società Italiana di Alcologia, Consensus Conference 1994)
Il termine fu coniato per la prima volta nel 1849 da Magnus Huss un professore di medicina interna dell’Università di Stoccolma e in breve si diffuse in tutto il mondo scientifico. Da allora sono stati fatti numerosi tentativi per giungere a una definizione generale ed universalmente accettata.
Nel 1960 l’americano Jellinek pubblicò un libro, The disease concept of alcoholism, in cui per la prima volta l’alcol veniva considerato come una malattia cronica provocata da vari fattori predisponenti: costituzionali, psicologici e sociali.
Negli anni seguenti, l’OMS. privilegiando gli aspetti sociali e culturali del problema, inquadrò l’alcolismo nell’ambito delle Tossicomanie differenziando questa condizione dall’abitudine al bere.
Per l’OMS sono “alcolisti quei bevitori smodati la cui dipendenza dall’alcol ha raggiunto livelli così elevati da aver dato luogo a disturbi mentali così rilevanti o da interferire con la salute fisica e mentale, con le loro relazioni interpersonali e con il loro armonico sviluppo sociale ed economico; oppure quei soggetti che mostrano segni iniziali di una simile evoluzione patologica”.
L’ abitudine al bere è caratterizzata da:
La tossicomania e caratterizzata da:
Definizioni diagnostiche di alcolismo (ICD-10 e DSM-IV)
L’alcolismo viene collocato tra i Disturbi mentali, nel capitolo dei Disturbi da uso di sostanze, individuando due diverse condizioni collegate all’uso inadeguato di bevande alcoliche:
abuso;
dipendenza.
La diagnosi di abuso viene posta in presenza di un criterio tra i seguenti nell’ anno considerato:
uso ricorrente della sostanza;
incapacità ad adempiere ai compiti principali;
consapevolezza dell’esistenza di problemi ( interpersonali, sociali);
problemi legali ricorrenti;
abuso in condizioni fisicamente rischiose.
La dipendenza si ha in presenza di tre criteri tra i seguenti, nell’ anno considerato:
tolleranza;
astinenza;
assunzione massiccia della sostanza per periodi sempre più prolungati;
craving;
tempo crescente impiegato per procurarsi la sostanza;
riduzione/ interruzione di attività principali;
uso continuativo in condizioni fisicamente e psichicamente rischiose.
Categorie di bevitori
L’OMS identifica le modalità da considerare a rischio e i livelli di bere a rischio per i quali sono identificati una serie di interventi specifici. Le definizioni attualmente indicate sono le seguenti:
Viene considerato a rischio un consumo giornaliero di alcol che eccede :
Viene considerato a rischio di binge drinking un consumo di 6 bicchieri di una qualsiasi bevanda alcolica in un’unica occasione (binge drinking ossia il bere per ubriacarsi).
Al di fuori di casi eclatanti di intossicazione acuta e cronica da etanolo, la sintomatologia della dipendenza da alcol risulta essere alquanto aspecifica, eterogenea e difficilmente inquadrabile correttamente se non da occhi esperti in questo campo. Si può dunque comprendere la necessità di affiancare all’esperienza clinica un indicatore biologico dotato di buona sensibilità e specificità nella diagnosi dell’alcolismo.
I markers comunemente utilizzati in ambito clinico sono:
L’alcolemia è la concentrazione di alcol nel sangue e l'unità di misura è data dai grammi di alcol presenti per litro di sangue ( G./L.)
Il valore di alcolemia può variare da persona a persona, dipende:
Il valore di alcolemia si può rilevare con l’etilometro, strumento in grado di misurare la concentrazione di alcol nel sangue attraverso l’aria espirata.
Il limite di questa metodica è che è in grado di evidenziare solo un’assunzione recente della sostanza.
L’assunzione di alcol è una delle variabili che influenzano le condizioni psicofisiche e di conseguenza le prestazioni durante il lavoro, la guida e le attività domestiche.
Come si può misurare la quantità di alcol che c’è nel bicchiere ed i possibili effetti che può determinare sull’organismo e sulle prestazioni?
Si può calcolare, per approssimazione, che ogni bicchiere di bevanda alcolica contenga 12 grammi di alcol puro, che definiamo unità alcolica standard ( UA), quindi una lattina di birra (330 ml) o un bicchiere di vino (125 ml), un aperitivo alcolico (80 ml) o un bicchierino di superalcolico (40 ml) corrispondono ciascuno ad una unità alcolica.
Livello a basso rischio
Queste cifre possono essere considerate come indicatori di basso rischio per la maggior parte degli adulti, a condizione che il bere venga distribuito durante la settimana e che si abbiano almeno due o tre giorni senza assunzione di alcol.
Allarme per la salute
Entro questi limiti la persona fa senza dubbio un uso di alcol che potrebbe già assumere le caratteristiche dell’uso dannoso o comportare alcoldipendenza.
Livelli oltre i quali si ha un grave danno per la salute
Oltre tali limiti il bere ha dimostrato di influenzare, non solo le condizioni fisiche dell’individuo, ma anche il suo lavoro e la sua vita all’interno della famiglia e dell’ambiente.