Inserto/supplemento ad Alcologia n. 5/2009
Testo completo del supplemento
L’estate del 2009 sarà sicuramente ricordata anche per le ordinanze dei sindaci relative al consumo di alcol, in particolare per i divieti di vendita e somministrazione ai minori di 16 anni. La decisione dell’amministrazione di Milano è sicuramente servita come lancio eclatante di una iniziativa peraltro già intrapresa da comuni assai piccoli di dimensione (in particolare quello di Fonzaso, nel bellunese, che già nel settembre 2008 aveva vietato la somministrazione e la vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni, superando, di fatto, la normativa nazionale).
La nostra rivista, già nel numero 2, aveva proposto una panoramica dei provvedimenti emanati dagli enti locali e decentrati volti a ridurre il consumo di alcol.
Questa attività dei comuni e delle prefetture si inserisce nel più ampio dibattito sulla sicurezza delle nostre città, come testimoniano le prime ordinanze sindacali che trattano, per lo più, di “decoro urbano” e “disturbo della quiete pubblica”.
Vogliamo però evidenziare che negli ultimi due anni l’atteggiamento di molte amministrazioni locali ha assunto una caratteristica ben diversa: dalle ordinanze di “primo tipo”, ovvero quelle in cui si vieta il consumo di alcolici nelle pubbliche piazze oppure l’uso di bicchieri di vetro, si registrano atti amministrativi assai più incisivi e più propriamente legati al contrasto del consumo di alcol. Infatti alcuni comuni hanno adottato delle delibere con le quali vietano sia il patrocinio che il sostegno economico a feste intitolate a bevande alcoliche
premiando, al contempo, le iniziative “alcohol free”.
Negli ultimi mesi l’attenzione è stata focalizzata soprattutto sul divieto di vendita e di somministrazione di alcolici ai minori di 16 anni (in alcuni casi ai minori di 18, con ordinanze anche lungimiranti e ben congegnate come quella del Comune di Fonzaso).
Questo movimento “dal basso” è sicuro indice di un lento cambiamento della valutazione, da parte delle comunità, rispetto all’alcol ed innegabilmente sottolinea come sia modificata la percezione del fenomeno.
E’ opportuno, però, evidenziare come i provvedimenti dei singoli comuni, nonostante la loro importanza, non siano sufficienti a governare il fenomeno del consumo di alcolici in modo omogeneo, anche con l’obiettivo di prevenire abitudini, come quella possibile del “nomadismo etilico”, che potrebbero verificarsi qualora le amministrazioni confinanti avessero diverse norme, pratica che, inevitabilmente, porterebbe ad un aumento dei rischi rispetto agli spostamenti.
Riteniamo che sia giunto il tempo di provvedere, a livello nazionale, al fine di evitare disparità di comportamento, ad una rivisitazione delle norme relative all’alcol, adeguandole ed armonizzandole con quelle che sono le novità proposte dalle singole realtà locali.
Per questo motivo la rivista di Alcologia, oltre che raccogliere gli atti dei comuni e renderli consultabili, a titolo esemplificativo, anche in versione cartacea oltre che on line, ha lanciato un appello alle associazioni affinché si mobilitino per una migliore legislazione nazionale, sempre meno influenzata basata dalle lobbies di potere commerciale e finanziario.
Come contributo all’avvio della discussione e del confronto proponiamo le seguenti proposte.
Tale appello è diventato una petizione con il fine di predisporre un testo “partecipato” per una proposta di legge di iniziativa popolare entro la fine dell’anno. Di seguito si riproducono il testo e l’appello della petizione.
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