| I cerchi narranti : i gruppi di auto aiuto si raccontano |
|
Laura Mezzani, Centro alcogico regionale Toscana
La pubblicazione nasce da un progetto del Coordinamento regionale toscano dei gruppi di auto aiuto, realizzato grazie al contributo del CESVOT nei percorsi innovazione, con l’intento di promuovere la metodologia dei gruppi di auto aiuto. L’attività di un gruppo di auto aiuto si basa principalmente sulla condivisione di esperienze, quindi di storie di vita, tra persone che hanno in comune la stessa condizione problematica. Per chi non ne ha fatto esperienza, talvolta non è così immediato comprendere come può essere questo tipo di gruppo, e tra il timore di esporsi, di diventare parte di un qualcosa di non chiaro o di diventare “dipendenti” dal gruppo, le persone spesso si trovano a perdere un’occasione preziosa per uscire dall’isolamento. Il progetto “I Cerchi Narranti” ha l’obiettivo di contrastare questo aspetto e diffondere i gruppi di auto aiuto attraverso i racconti delle esperienze di chi ne fa parte, in modo da poter comunicare dall’interno cosa significa essere membro di un gruppo di auto aiuto, il potere che ciascuno di noi può avere per se stesso e, attraverso la propria esperienza, divenire risorsa per gli altri. Hanno partecipato al progetto un gruppo di auto aiuto per sieropositivi, uno di giovani diabetici, un gruppo per donne con disturbi dell’umore ed uno di genitori con figli tossicodipendenti; gruppi di familiari di persone disabili e di persone con problemi di salute mentale. Inoltre è presente un’esperienza di un laboratorio di scrittura all’interno di un gruppo di persone con malattie croniche, incluse le patologie alcol correlate, nel tentativo di superare la condizione di stigma e vergogna per un comportamento giudicante, ritrovando vissuti e temi comuni agli altri. Infatti, leggendo “I Cerchi Narranti”, possiamo estrarre dei termini ricorrenti all’interno dei contributi delle varie persone, quali ad esempio, viaggio, cambiamento, scoperta, stereotipo, che si susseguono all’interno delle storie più svariate e di condizioni che possono sembrare molto distanti. Nel confronto con le narrazioni degli altri è possibile ridefinire le proprie, la scrittura diviene uno strumento per raccontarsi e riuscire a guardare con una certa distanza la propria esperienza, trovando il senso e ritrovando le proprie parole, contrastando così gli stereotipi spesso associati a condizioni problematiche o di malattie, in cui le parole diventano quelle degli operatori e delle cartelle cliniche. Il libro può essere uno strumento per l’attivazione delle competenze degli operatori nella promozione della salute all’interno dei contesti sanitari, ovvero l’attivazione della consapevolezza che la salute è correlata ad aspetti quali l’autoefficacia e l’empowerment dell’individuo, oltre che all’efficacia dei trattamenti farmacologici. In questo senso è interessante il costrutto di Bandura (1998) di collective efficacy, che l’autore definisce come impegno sociale che mira a elevare la consapevolezza pubblica dei rischi per la salute, a educare i decisori politici a mobilitare il sostegno pubblico per incidere sulle politiche sanitarie ed escogitare strategie efficaci per migliorare le condizioni di salute. Questo aspetto importante è presente nella realtà italiana, e in particolare in Toscana, dove è forte la presenza di associazioni di pazienti, che svolgono spesso una funzione di advocacy per i pazienti stessi, consentendo agli individui di costituirsi come gruppi di pressione sociale e di ottenere diritti fondamentali. “I Cerchi Narranti” può anche essere lo strumento per operatori, per conoscere una metodologia di intervento che, nell’ottica dell’integrazione dei servizi, può costituirsi come alternativa ai servizi tradizionali. La presa in carico della persona dovrebbe partire da qui e muovere verso una rimodulazione e una ri-concettualizzazione dell’accezione di cura, passando da un setting di tipo duale a quello di cura multi professionale e multi dimensionale, in cui gli operatori agiscano in termini di rete con agenti sia formali che informali di supporto sociale. Questo significa che i pazienti stessi, le relazioni familiari e sociali a cui fanno riferimento, le associazioni di auto muto aiuto e i gruppi di pazienti auto-organizzati, dovrebbero costituire nodi e risorse di caring. Il buon contatto con i gruppi di auto aiuto è favorito da atteggiamenti da parte dei professionisti, quali la fiducia che le persone possano validamente operare per la risoluzione dei loro problemi, il superamento della paura che l’auto aiuto possa essere controproducente, il superamento del timore che il proprio ruolo venga messo in discussione. E’ chiaro che questi non sono meccanismi immediati e che nel sistema sanitario italiano è ancora molto presente un atteggiamento paternalistico e la tendenza a concentrarsi sulle carenze piuttosto che sulle risorse, ma l’intento è quello di andare incontro il più possibile al bisogno delle persone, considerando che più alternative sono presenti e più possibilità abbiamo di intercettare il bisogno di essere accolti, ascoltati e “curati”. Nonostante ciò, sia le politiche sanitarie che i movimenti delle associazioni dei pazienti stanno cogliendo l’importanza del cambiamento di paradigma e delle potenzialità che i gruppi di auto aiuto possono offrire alla gestione ad es. delle patologie croniche. Bisogna tuttavia tener presente il rischio che si pone di fronte all’attivazione di risorse a basso costo, ovvero una deresponsabilizzazione da parte del sistema ufficiale di cura, una delega eccessiva al mondo del volontariato o dell’auto aiuto. I gruppi di auto aiuto dovrebbero, quindi, rappresentare un’ulteriore possibilità che la persona con una condizione di sofferenza si trova ad avere, e non una sostituzione ai servizi del sistema sociale e sanitario.
|
|
| Ultimo aggiornamento ( Giovedì 05 Novembre 2009 17:55 ) |
Novità
- Bridging the gap between science and practice in the addiction field, Milano 4-7 ottobre 2010
- Firenze: Codice di autoregolamentazione contro l’abuso di alcol e l’uso di droga
- Corso di sensibilizzazione all’approccio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi, Livorno, 4-9 ottobre 2010
- Documentazione dell'Unione europea
- Giornata internazionale di sensibilizzazione sulla FASD, Ponzano Veneto (TV) 9 settembre 2010
- L'esperienza del CESDA al servizio della sanità, Firenze 16 settembre 2010