| Niente alcol ai minorenni nei 1.300 punti vendita di COOP Italia |
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Dal primo gennaio 2009 alla Coop bisogna avere almeno diciotto anni per portare a casa una bottiglia di vino o di birra, per non parlare, poi, dei superalcolici. Un’iniziativa di grande coerenza sul grave problema della diffusione del consumo di alcol fra gli adolescenti e i giovanissimi che deve essere di stimolo a tutte le grandi catene commerciali. Riportiamo un’intervista al direttore qualità di Coop Italia, Maurizio Zucchi.
Int.- Nonostante la legge consenta la somministrazione di alcolici a partire da 16 anni e non esista nessun divieto di vendita, nei negozi Coop, dal primo gennaio, per acquistare una qualunque bevanda alcolica bisogna avere almeno 18 anni. Perché questa scelta? M.Z.- È una scelta che abbiamo deciso di assumere autonomamente per portare all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni un problema sociale e sanitario che ci riguarda tutti, come operatori economici e come genitori. Come successo in diversi casi ci auguriamo che l’iniziativa di Coop sia seguita da altri. E se verrà anche una legge dello Stato ancora meglio. Intanto Coop la legge la impone all’interno dei suoi mille e passa punti vendita, dai mega ipermercati ai supermercati, fino ai più piccoli negozi di quartiere. È una decisione che non si limita alla rinuncia della vendita. Ad essa affiancheremo iniziative di informazione e di sensibilizzazione dei giovani e degli adulti al problema dell’alcol per fare in modo che una delle piaghe più dolorose del nostro tempo possa essere combattuta più efficacemente e sconfitta. Int. – Questa iniziativa, così forte e dirompente, non nasce dal nulla. M.Z.- In verità la Coop alcune esperienze contro il consumo di alcol fra i giovani e i giovanissimi le ha realizzate da tempo. Coop Veneto aveva già applicato nei suoi negozi il divieto di vendita ai minori di 18 anni, Coop Adriatica ha iniziato a farlo dall’ipermercato di Schio e Unicoop Tirreno ha prima vietato la vendita nei 5 negozi di Livorno ai minori di 16 anni d’accordo con la prefettura, poi ha coinvolto nell’iniziativa altri 7 negozi della provincia e infine ha promosso una capillare attività di sensibilizzazione a Viareggio. Ora però, tutte insieme, le cooperative hanno alzato l’asticella e sviluppato in una precisa politica commerciale queste importanti esperienze pilota. Abbiamo voluto percorrere questa strada nonostante il consumo di alcol in Italia abbia subito negli ultimi decenni un generale livellamento verso il basso, sono preoccupanti i mutati stili di vita, e quindi anche di bere da parte dei giovani e dei giovanissimi. Ci sentiamo pienamente coinvolti nella promozione di abitudini salutari che ormai sono codificati in legge e direttiva, sia internazionali che nazionali, come ad esempio il PNAS e il programma “Guadagnare Salute”. Int. – La vostra decisione supera concetti arcaici come quello di “somministrazione” ancora presenti nella nostra legislazione. M.Z. - La legge italiana in materia è tra le più arretrate e contraddittorie d’Europa. Mentre l’articolo 689 del Codice penale prevede il divieto di somministrazione di bevande alcoliche nei locali ai minori di 16 anni e agli alcolisti, la legge quadro 125 del 2001 (che pure è una buona legge) definisce bevanda alcolica ogni prodotto con un contenuto di alcol superiore a 1,2 gradi, ma non prevede alcun divieto per i negozi di vendere bevande alcoliche ai minori. Ma, al di là delle difficoltà legislative esiste una prassi che noi vogliamo scardinare: benché sia invece espressamente vietata la somministrazione di bevande alcoliche ai minorenni nei locali pubblici, il 67 per cento di questi dichiara di riceverle regolarmente. Int. – Quali saranno le modalità di attuazione della vostra decisione? M.Z. – Dopo l’ampia campagna di comunicazione che stiamo attuando, nel caso in cui un cliente, dall’apparente età inferiore a 18 anni, si presenti alla cassa con una qualunque bevanda alcolica, la cassiera richiederà al ragazzo di esibire la carta di identità o un altro documento valido che riporti la data di nascita. Se dalla verifica risulta che effettivamente l’acquirente ha meno di 18 anni, lo si invita a lasciare il prodotto alla cassa informandolo sui contenuti e le ragioni della campagna Coop il cui unico scopo è quello di tutelare la salute dei minori per i quali il consumo di alcool è particolarmente dannoso. Le Cooperative che hanno già sperimentato questa metodologia di approccio non hanno mai rilevato nessun problema nei rapporti con i clienti più giovani. Ma nel caso vi fosse un rifiuto da parte del minore, la cassiera non potrà far passare il prodotto e avvertirà immediatamente il responsabile del negozio. Int. – Quali saranno le vostre azioni future? M.Z – Vogliamo che la nostra iniziativa sia l’occasione per avviare una discussione, insieme ai soggetti istituzionali competenti, con il supporto della comunità scientifica, con l’obiettivo di coinvolgere il mondo commerciale e, insieme, migliorare sia la legislazione che le azioni conseguenti. Un progetto certo ambizioso ma perfettamente coerente rispetto alla nostra storia. |
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| Ultimo aggiornamento ( Giovedì 16 Luglio 2009 16:15 ) |
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