Sottosegretario di Stato On. EUGENIA ROCCELLA
Ho preso tantissimi appunti. Tocca a me tirare le somme di questa I Conferenza nazionale sull’alcol. Sono state dette moltissime cose, dati moltissimi contributi. Cercherò pertanto di riassumerli tutti, partendo proprio dai principali dati.
In Italia, il consumo di alcolici è legato a una serie di criticità, ma anche di positività.
Tra i fattori positivi si distingue senz’altro il modello del “bere all’italiana ” che resiste al tempo e all’evoluzione dei costumi della perché legato alla cultura del vino tipica della tradizione mediterranea. Si tratta di un modello che ben si addice alla dieta mediterranea in cui, appunto, il bere è parte integrante del pasto, momento del “rito” conviviale.
Tra le positività da valorizzare c’è poi il fatto che nel nostro Paese abbiamo, rispetto ad altre realtà europee,
un numero inferiore di consumatori regolari di alcol.
Quali sono, dunque, le criticità? Il dato più preoccupante, quello su cui, tra l’altro, si è concentrata l’attenzione dei media, è l’accesso precoce all’alcol. L’Italia, su questo fronte, detiene purtroppo un record europeo: l’età in cui i ragazzi cominciano a bere è precocissima, anche 11anni. A questo si aggiunge il diffondersi sempre più consistente di un nuovo modello di consumo, ovvero quello dell’assunzione di super alcolici, più che di vino, fuori dal pasto. L’alcol viene così considerato come sostanza “da sballo”, o come bevanda preliminare al consumo di altre sostanze “da sballo”. L’alcol viene pertanto vissuto non per gusto ma, semplicemente, per sperimentare emozioni limite, per ubriacarsi. È così che il problema finisce con l’intrecciarsi con quella che viene ormai abitualmente definita un’“emergenza educativa” che non interpella solo la politica, ma tutti: genitori, famiglia, scuola, società.
Tra gli altri aspetti problematici legati all’uso dell’alcol ci sono, poi, gli incidenti stradali e quelli sul lavoro; il problema dell’assunzione di alcol da parte di donne in gravidanza a quello che riguarda la marginalità sociale. A questo proposito, va ricordato che il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ha avviato un’indagine sui senza dimora, che rappresentano una delle fasce più colpite dall’alcolismo, proprio per raccogliere il maggior numero possibile di informazioni utili ad impostare una politica mirata ed adeguata di cura e prevenzione di questo disagio.
Infine, va affrontato il nodo relativo al miglioramento della rete di tutti quei servizi territoriali - compreso, per esempio, l’aggiornamento dei medici di base su tempi specifici - che concorrono alla gestione delle criticità relative all’uso improprio di bevande alcoliche.
Il fronte più importante da presidiare, a mio avviso, è quello che riguarda i giovani. Come fare? Il problema non è di facile soluzione: la difficoltà educativa di cui abbiamo più volte parlato riguarda tutti i livelli, compreso quello della trasmissione culturale.Tramandare da padre in figlio cultura e tradizioni è, oggi come non mai, un’operazione molto difficile da realizzare a causa della profonda cesura, quella che potremmo definire cesura post moderna, che divide le generazioni scavando un abisso fra il passato e il sentimento del passato, tra la memoria e l’uso del presente. È difficile, oggi, svolgere una funzione educativa perché prevale la tendenza a pensare che tutto si esaurisce nel presente. Quali solo, dunque, gli interventi possibili?
In base alle proposte emerse durante lo svolgimento dei lavori, credo si possano individuare quattro livelli di azione da perseguire, prima di tutto, per fronteggiare l’emergenza minori, poi, per affrontare tutti gli altri problemi correlati all’alcol.
1) Informazione. Bisogna che sull’alcol si sviluppi una campagna d’informazione che faccia conoscere i reali limiti di tollerabilità in termini facilmente comprensibili.
In questo senso ci impegniamo a rivedere le tabelle alcolemiche che, seppure scientificamente inappuntabili, non sono facilissime da consultare.
Insieme ai produttori, potremmo anche immaginare di elaborare criteri di autoregolazione per la campagne pubblicitarie (come, per esempio, le cosiddette “etichette etiche ”) stimolando anche quella responsabilità sociale d’impresa, ancora troppo poco sviluppata in Italia, che rappresenta una possibile chiave di sviluppo delle aziende nel futuro. Penso che coltivare la responsabilità sociale d’impresa, prima di tutto nel rispetto dei consumatori, sia per l’azienda un punto fondamentale anche per costruire un buon rapporto con l’opinione pubblica.
2) Normativa. È importante su questo fronte colmare la lacuna tra divieto di somministrazione di alcolici e divieto di vendita, innalzando quest’ultimo ai 18 anni, come avviene nella maggior parte dei paesi europei. Occorre riflettere, inoltre, sul divieto di vendita di alcolici nelle discoteche.
3) Relazioni. Associazioni, famiglie, scuola. È necessario che tutti si attivino per dare ragioni e argomenti contro l’abuso di alcol. Penso a degli “interventi di contesto ”, come è stato detto più volte, che, per esempio, promuovano la nascita di luoghi pubblici “alcol free ” o di locali raccomandati per i minori. Prima delle azioni di deterrenza ci vogliono infatti azioni di coinvolgimento. Dobbiamo, in sostanza, ricominciare a dare le ragioni, non fermandoci al semplice “no”; reimparare ad argomentare, a convincere, per esempio, che non è giusto “sballarsi ” con l’alcol o con le altre sostanze, e che è invece molto importante occuparsi di volontariato. Non è facilissimo, certo, ma è in questa direzione che dobbiamo orientare tutte le nostre energie immaginando iniziative che, per esempio, coinvolgano come testimonial i ragazzi sopravvissuti a gravi incidenti stradali. Si potrebbe pensare anche a riprendere, e implementare, la figura del custode sociale portandola nelle discoteche il sabato sera.
4) Controllo. In particolare, va rafforzato quello per garantire la sicurezza sulle strade, senza però trascurare le attività a monte, come l ’inserimento di domande specifiche sull’alcol nei test per patente e patentino, o l’abbassamento a zero della soglia alcolemica per i neo patentati.Personalmente sto pensando ad un provvedimento semplice che possa aumentare l’assunzione di responsabilità da parte del guidatore.
Ho provato a fare una ricapitolazione di tutte le proposte che sono emerse durante questa conferenza ma a questo punto si tratta di raccoglierle e farle proprie - e noi ci impegniamo a farlo - mettendo insieme le competenze.
Non a caso, il sottotitolo che abbiamo dato a questo evento è stato “Costruire e alleanze”.
Non è infatti possibile vincere una battaglia come quella dell’uso improprio di alcol se non costruendo alleanze, mettendo tutto in rete, partendo dalle competenze e dalle deleghe specifiche dei diversi ministeri, o dei diversi sottosegretariati, in cui a volte si disperdono e frammentano le possibilità d’intervento. È importante che anche i piccoli soggetti, le piccole associazioni, vengano messe in rete: solo così può essere realizzato un intervento davvero più efficace.
Nei confronti dei problemi alcol correlati invito tutti a non dividerci fra repressivi e tolleranti: la misura di un intervento deve essere prima di tutto la sua efficacia, soprattutto di fronte a un’urgenza, come questa, che tocca in primo luogo i minori. È questa la priorità che ci dobbiamo porre: l’efficacia del prevenire, proteggere, controllare; insomma, governare le situazioni di rischio che coinvolgono soprattutto i nostri giovani.
Vorrei infine ringraziare tutti coloro che hanno partecipato, in maniera molto attenta, a questo evento, e sono tantissimi: circa 400 per ogni giornata, per un totale di mille presenze complessive.
Sono stati loro i veri protagonisti di questa Conferenza, il vero successo di questa due giorni.
Ringrazio i componenti della Consulta, i rappresentanti di tutte le associazioni, i colleghi stranieri, tutti i relatori,
l’Isfol e i tecnici del Ministero per l’ottima riuscita della manifestazione.