I documenti integrali prodotti nell’ambito delle sessioni parallele sono pubblicati nel sito ufficiale del Ministero del Lavoro, della Salute e della Solidarietà sociale.
Sistema
Ruolo
Il sistema dei servizi pubblici e privati accreditati
Coordinatore BERNARDO SPAZZAPAN Consulta nazionale sull’alcol e sui problemi alcolcorrelati
Rapporteur FRANCO MARCOMINI Dipartimento Dipendenze Padova
Quadro generale
Il quadro legislativo assegna alle regioni compiti di programmazione, di predisposizione dei servizi necessari a soddisfare i bisogni dei cittadini anche relativamente ai problemi alcol correlati.
Tale materia risulta essere concorrente relativamente ai compiti attribuiti allo stato nazionale ed il punto cruciale e significativo è quello di assicurare su tutto il territorio una omogenea garanzia dei livelli essenziali che devono avere carattere universalistico, in quanto non è immaginabile la radicale differenziazione di una condizione, quale si prefigura con l’alcolismo e i problemi alcol correlati, su base regionale e/o localistica di assistenza. Anche le relative prestazioni devono essere armonizzate ed avere carattere omogeneo, sulla base di precisi requisiti di appropriatezza, di efficacia e devono rispondere criteri di evidenza scientifica.
La necessità di omogeneità deriva dalla semplice osservazione che un paese moderno è caratterizzato da una forte mobilità della popolazione per ragioni di studio, di lavoro di costruzione di apporti sociali ed effettivi.
Criticità attuali
- Le patologie e le problematiche alcol correlate sono in aumento sia in termini assoluti che per quanto riguarda la precocità e l’accuratezza della identificazione. Si riducono le rappresentazioni “classiche ” dell’alcolismo per il miglioramento dei sistemi riabilitativi e di inclusione sociale che migliorano la qualità della vita, anche degli alcolisti con maggiori difficoltà di riabilitazione. Si riconosce, dal punto di vista epidemiologico un incremento dei problemi alcol correlati complessi che per ragioni causali o semplicemente casuali associano la contemporanea presenza di altre problematiche (uso problematico di droga o relativi stati di dipendenza, gravi deficit cognitivi, malattie psichiatriche o rilevanti condizioni psicopatologiche, malattie organiche, gravi problematiche familiari con particolare riferimento alla violenza intradomestica ed alle gravi inadempienze nella tutela dei minori). Vi è un deciso aumento di problematiche legate al consumo, indipendentemente dalla presenza di quadri di alcolismo ed in particolare dell’insieme delle condizioni neurobiologiche che caratterizzano il quadro complesso che viene definito alcol dipendenza (uso dannoso, alcolismo giovanile, intossicazioni acute, binge-drinking, stili di vita pericolosi ed irresponsabili);
- le risorse a favore dell’alcologia sono in riduzione o, nella migliore delle situazioni, invariate, sia in termini di personale che di investimenti specifici e vincolati alla specificità delle problematiche alcol correlate;
- le équipe sono ancora eccessivamente centrate sul ruolo del medico, mentre le nuove problematiche esigono più coinvolgimento di altre figure professionali (psicologi, assistenti sociali, infermieri, educatori);
- non è definita in campo psicoterapeutico una specifica formazione che garantisca il duplice aspetto dello specifico alcologico e della specifica competenza nel campo della psicopatologia e della sofferenza mentale;
- la certificazione diviene un’attività che caratterizza l’alcologia e che pone anche la questione delle perizie che possono riguardare l’ambito alcologico e che non possono essere condotte da professionisti che non hanno esperienza o conoscenze sufficienti in campo alcologico;
- è necessario che i servizi (socio-sanitari) siano presenti e attivi nelle varie iniziative, sempre in collaborazione con le autonomie locali, con il privato sociale, con le agenzie culturali e con quelle educative. In particolare il capitolo della prevenzione e della promozione della salute deve riconoscere uno specifico alcologico evitando un generico riferimento al disagio o a presunti predeterminanti che spingerebbero a bere in modo patologico. Il consumo di alcol non può essere rubricato tra le patologie, ma non può essere neppure considerato un comportamento che può esprimersi senza vincoli che siano in grado di tutelare la salute e la sicurezza della persona e di terzi che potrebbero subire danni (problema alcol correlato o alcolismo passivo). A questo proposito si ricorda che l’alcol è un “no ordinary commodity ” (secondo l’OMS l’alcol dovrebbe sottostare a strette regole di commercializzazione);
- la posizione delle comunità terapeutiche e delle cliniche private: il programma terapeutico va elaborato in collaborazione con il servizio pubblico di riferimento al fine di garantire la continuità terapeutica, nel pieno rispetto dell’autonomia delle singole realtà, consolidata dal processo di accreditamento. Si precisa che lo scopo della fase residenziale è di carattere sanitaria e non custodiale o di controllo sociale e deve prevedere tempi di residenza brevi (11-3 mesi) o medi (33-6 mesi) evitando qualsiasi processo di alienazione.
Cosa è necessario fare
- I servizi devono definire una loro mission, e quindi una loro specifica ed esclusiva vision, con la precisazione dell’ambito di competenza e dell’oggetto del proprio interesse. Tali mission e vision devono esprimersi dalla prevenzione, all’identificazione precoce, fino ai processi di cura e riabilitazione identificando la specificità dell’alcologia in un coerente ed armonizzato processo di promozione della salute, con il largo coinvolgimento della comunità locale, come largamente indicato dall’OMS;
- si deve definire una strategia che includa i diversi sistemi dei servizi specialistici, direttamente o indirettamente coinvolti nelle problematiche alcologiche, in un programma realizzato sulla base dei profili di salute e dei relativi piani di azione individuati a livello locale, tenendo presente che il concetto di alcolismo e di problemi alcol correlati va ben oltre la sindrome di dipendenza alcolica;
- l’attuale modello organizzativo prevalente nelle regioni italiane – nel pieno rispetto dell’autonomia delle stesse, seppur in ottemperanza ai livelli di assistenza che devono essere omogenei su tutto il territorio nazionale – prevede la presenza dei servizi di alcologia (collocati o nei SerT o in servizi autonomi), prevalentemente coordinati nei Dipartimenti delle Dipendenze. Al di là della collocazione funzionale e/o strutturale deve essere comunque garantita un’articolazione dell’attività alcologica nell’ambito del sistema di assistenza primaria (primary health care), in conformità alle diverse forme organizzative predisposte a livello locale, coerentemente ai diversi indirizzi regionali. In ogni caso va garantita l’autonomia delle alcologie che, di fatto, devono diventare unità operative specifiche (preferibilmente Unità Operative Semplici e Dipartimentali o Unità Operative Complesse), collocate al di fuori dei SerT, ma strettamente legate sia all’assistenza territoriale che ospedaliera. Inoltre, vista la complessità e gravità delle patologie alcol correlate che rappresentano la quarta causa di ricovero ospedaliero, è indispensabile sviluppare specifici programmi e percorsi alcologici ospedalieri rispondenti alla prevalenza della patologia stessa;
- valorizzare la figura dell’alcologo e la sua documentata e specifica formazione alcologica con il fine di caratterizzare meglio i servizi ed i programmi di alcologia. È quindi richiesto un preciso piano formativo ed una verifica dei livelli attuali della formazione nell’intero sistema dei servizi pubblici e privati che si occupano di alcologia;
- introdurre nuovi strumenti terapeutici, diagnostici e valutativi o, comunque, adattare gli esistenti alle specifiche esigenze relative alle patologie alcol correlate;
- la certificazione, nelle diverse finalità (lavoro, guida di autoveicoli, alcolismo e/o dipendenza in ambito penale, invalidità, amministratore di sostegno o tutore, capacità genitoriale) deve avvalersi di linee guida e procedure che siano omogenee su tutto il territorio nazionale e siano adottate da tutti i servizi (forte criticità si manifesta nei confronti della certificazione di assenza di dipendenza, nella quale non è contemplata l’esame alcologico);
- i servizi dovrebbero adeguarsi alla ricca letteratura scientifica presente su questi aspetti ed alle buone pratiche realizzate con le forme di cittadinanza attiva;
- si devono ridurre i tempi di permanenza nelle strutture, favorendo residenzialità brevi, con programmi vincolati alla continuità assistenziale e con una ridefinizione del concetto di comunità terapeutica in quanto funzione che destigmatizza ed è orientata alla inclusione sociale. Si ribadisce infine il valore della specializzazione, che deve essere sempre verificata e certificata;
- è da attestare l’importanza della consensus conference promossa dalla Conferenza Stato - Regioni, da realizzarsi nel 2009 sul tema dei problemi alcol correlati;
- occorre riconoscere, inoltre, il valore dell’azione di monitoraggio sui progetti attuati a livello regionale con il fondo azionale previsto dalla legge 125/2001.
Hanno contribuito ai lavori della sessione
- Alfio Lucchini
- Antonio D’Amore
- Roberto Pancheri
-
Ruolo della società civile: auto mutuo aiuto, volontariato e associazionismo
Coordinatore ANIELLO BASELICE Presidente AICAT
Rapporteur CATIA Gruppi familiari AlAnon
Quadro generale
La situazione prima della Legge 125/01
In Italia le due realtà storicamente più note attive nel campo del mutuo aiuto sono i Gruppi dei Dodici Passi (AA, AlAnon, Alateen) e i Club degli Alcolisti in Trattamento, nate negli anni ’70. Nel periodo 1990-2000 si assiste alla moltiplicazione e disseminazione dei gruppi, che avviene a macchia di leopardo e rappresenta la maggior parte dei programmi di trattamento non istituzionale dei problemi alcolcorrelati.
Tale fenomeno rappresenta simultaneamente:
- una risposta funzionale ad una logica riparatoria, in cui chi fa qualcosa diventa anche una specie di Buon Samaritano rispetto a chi, a livello istituzionale e sociale, non fa nulla e tira dritto nell’indifferenza;
- una prima esperienza innovativa, promossa soprattutto dal movimento dei Club degli Alcolisti in Trattamento, di lavoro sinergico con altri attori della comunità per realizzare programmi territoriali finalizzati alla riduzione dei consumi e della promozione della salute.
La situazione dopo il varo della Legge 125/01
Grazie anche alla spinta della Legge Quadro sull’Alcol, accanto alle esperienze di auto-mutuo-aiuto, sono nate e si stanno affermando con sempre maggiore autorevolezza esperienze di associazionismo nei seguenti ambiti:
- protezione della salute e della vita dalle conseguenze negative legate al consumo di alcolici;
- informazione ed educazione corrette sulle conseguenze del consumo di bevande alcoliche sulla salute, sulla famiglia a società;
- attività di lobby e advocacy tramite l’informazione e la mobilitazione della società civile su alcuni temi cruciali.
Criticità attuali
- Occorre che i governi delle nostre comunità riconoscano, con atti concreti, il protagonismo sociale dell’associazionismo, espressione di una pluralità di soggetti portatori di una storia autorevole, di una specificità d’azione in campo alcologico e di una dignità scientifica fondata su una virtuosa osmosi tra sapere teorico e sapere esperienziale. In particolare, bisogna che sia dato spazio adeguato alla collaborazione con l’associazionismo, soprattutto nelle programmazioni e nelle progettazioni in campo socio-sanitario, superando il concetto del sostegno. Infatti, a differenza di quest’ultimo, la collaborazione implica una reciprocità tra soggetti diversi fondata sulla pari dignità;
- per un efficace intervento nel campo della promozione della salute si ritiene fondamentale che si definisca una posizione univoca, chiara e rigorosamente imparziale da parte degli organismi istituzionali e scientifici sulla natura e gli effetti dell’alcol, così come rintracciabile in tutti gli studi e i documenti elaborati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Sarebbe utile, inoltre, procedere ad una ricognizione in ogni regione sull’esistenza e sul funzionamento delle strutture di accoglienza previste dall’art.11 della L.125/01 al fine di valorizzare e potenziare tale risorsa anche grazie alla collaborazione e alla partecipazione delle associazioni alla loro gestione;
- sarebbe fortemente raccomandabile che le istituzioni esplorassero e valutassero strategie e modalità che potrebbero sostenere l’attività ordinaria di associazioni e/o gruppi (es. gruppi di self help) che, per scelta identitaria, cooperano con le istituzioni attraverso strumenti diversi da quelle in vigore (accreditamento, convenzioni, progetti ecc.);
- come è accaduto per il tabacco, anche per l’alcol bisogna porre l’attenzione sulle vittime terze o passive.
Occorre focalizzare che oltre alle persone con problemi alcolcorrelati esistono:
- le vittime e gli incidenti stradali e sul lavoro;
- le vittime delle violenze scatenate dal bere;
- i minori che vivono in famiglie in cui la presenza di un genitore alcolista mette a rischio il loro percorso di
- crescita.
Quello delle vittime terze è un punto di vista da adottare per contenere il consumo, anche dal punto di vista normativo e per contrastare il liberismo economico sull’alcol. Tale terreno di tutela non può essere lasciato in mano solamente ad interlocutori economici, come le assicurazioni.
Cosa è necessario fare
- Riconoscere la specificità del ruolo dell’associazionismo in campo alcologico;
- potenziare l’accessibilità ai trattamenti;
- stimolare le istituzioni a promuovere la collaborazione con le associazioni ed i gruppi;
- realizzare la formazione in campo alcologico degli operatori dell’associazionismo;
- tutelare le “vittime terze” utilizzando anche nuove forme i tutela quali la class action.
Hanno contribuito ai lavori della sessione:
- AA
- AICAT
- ALIA
- ALISEO
- Associazione Europea vittime della strada
- ALAnon
- Fondazione Istituto Andrea Devoto
- Gruppo LOGOS Onlus
Giovani: protezione dei minori, tutela della crescita, responsabilità e autonomia
Coordinatore GIOVANNI GRECO Vice Presidente della Società Italiana di Alcologia
Rapporteur LUIGI JANIRI Università Cattolica del Sacro Cuore
Quadro generale
In Italia è ancora forte e non regolamentata la promozione delle bevande alcoliche soprattutto per le fasce di popolazione ritenute più vulnerabili, come i giovani. Questo è un percorso che inizia dal coinvolgimento della madre durante la gravidanza, includendo l’intero nucleo familiare. È indispensabile, inoltre, agire sugli adulti di riferimento affinché i messaggi di promozione della salute siano condivisi da tutti e non smentiti dai modelli familiari ed educativi.
Criticità attuali
Il consumo di alcol tra i 12 ed i 15 anni si inserisce nei riti di aggregazione giovanile legati al tempo libero, alla trasgressione ed alla identità di gruppo;
- differenza tra prevenzione e deterrenza:
- la prima (PREVENZIONE) si fonda su aggancio, relazione e promozione di fattori di protezione (azioni in grado di modificare i comportamenti in modo stabile e duraturo)
- la seconda (DETERRENZA), indubbiamente fondamentale, è volta a far rispettare le regole anche attraverso le sanzioni ed è competenza delle forze dell’ordine ed interviene dove formazione e prevenzione non arrivano;
- è preliminare la costruzione di una rete che non si basa su enunciazioni di principio ma sugli impegni di ciascuno e la misura dei medesimi.
Cosa è necessario fare
Educare ad una maternità responsabile:
- Interventi (poster, brochure in studi medici specialistici, etichette sugli alcolici, attivazione dei medici di medicina generale MMG) su:
- popolazione generale
- donne in età si scuole secondarie di 2° grado
- donne in età fertile
- donne in gravidanza
Prevenzione della Fetal Alcohol Spectrum Disorder (FASD) attraverso interventi selettivi sulle donne che consumano alcolici:
Interventi specifici su donne in condizioni di abuso o dipendenza alcolica, che abbiano già avuto bambini con disturbi da uso di alcol in gravidanza.
Attivare una idonea formazione nei diplomi di laurea e specializzazione per coloro che devono prendersi cura delle donne in età fertile
(MMG, Ginecologi, Pediatri, Ostetriche, Infermieri, Operatori dei Servizi Sociali, dei SerT e della Salute Mentale).
Sviluppare una ricerca di settore
Attivare strutture di riferimento (che conoscano la FASD) cui famiglie e insegnanti possano rivolgersi per recupero e riabilitazione.
Interventi nelle scuole e nelle famiglie :
Interventi specifici per contesti diversi:
- attivazione di un regolamento interno approvato dal Collegio Docenti e dal Consiglio di Istituto che disciplini il consumo di alcol in ambito scolastico (es. esclusione dai viaggi di istruzione di chi venga sorpreso a consumare alcolici in tali contesti, condotta altrettanto responsabile nei docenti, divieto di consumare alcolici in contesto scolastico);
- costituzione di un gruppo di lavoro che promuova il processo di sensibilizzazione di tutti gli organismi scolastici e che si occupi del rispetto del regolamento;
- relazione genitori-figli: strumenti disponibili per una comunicazione efficace (percorsi formativi sulla comunicazione breve sui temi della salute con tutti gli attori disponibili compresi adulti di riferimento - parenti significativi, docenti - e giovani di riferimento - sorelle, fratelli maggiori, animatori di parrocchia, allenatori, capi scout, medici di famiglia e dello sport);
- esplicitazione dell’atteggiamento familiare nei confronti del consumo di alcol per favorire consapevolezza ed interiorizzazione dei significati;
- regole condivise sull’atteggiamento da tenere su consumo, abuso, trasgressione occasionale nei confronti dell’alcol.
Interventi specifici per età, sesso, contesto geografico di appartenenza, condizioni socio-economiche:
- Declinazione maschile/femminile: messaggi, attori, destinatari e metodologie distinte per maschi e femmine che riconoscono, decodificano e rispondono al tema alcol.
- Declinazione legata all’età (gli interventi seguenti non devono utilizzare materiali generici):
- - per i ragazzi tra gli 8 e gli 11 anni è prioritario il rapporto tra consumo attivo ed esposizione alle abitudini familiari;
- - tra i 12 ed i 15 anni il rapporto alcol-processi decisionali;
- - influenze dei gruppi (pressione sociale);
- - tra i 14 d i 18 anni il apporto alcol-dipendenza.
- • Controlli e certezza della pena per i commercianti trasgressori.
- Presenza di sportelli (reali, virtuali, fissi, mobili, continuativi, occasionali) di ascolto, autogestiti da giovani preparati anche in modo specialistico con metodologie riconducibili all’educazione tra pari, in grado di gestire una relazione anche con ragazzi di età inferiore.
Scopi:
- scambio di esperienze, orientamento, informazione corretta, contributo ai processi decisionali;
- dare spiegazioni sulle ragioni che spingono al consumo di alcol è prioritario rispetto all’acquisire conoscenze sul perché bere fa male;
- lavorare sugli aspetti negativi che riguardano l’esperienza del consumo soprattutto dal punto di vista relazionale, affettivo, motivazionale;
- individuare forme diverse di sensibilizzazione sia dal punto di vista degli strumenti, dei linguaggi che dei contesti;
- lavorare sulle differenze tra uso e abuso è essenziale per mettere a fuoco il perché si consuma;
- riflettere sugli esempi forniti dagli adulti, sia come bevitori occasionali che abituali e problematici.
Intervento di contesto:
- Comunicazione e Marketing sociale: sganciate dall’ideologia; puntando a formazione, competenza ed efficacia (è strategica la cooperazione con organizzatori e gestori ed è necessaria l’assunzione di una posizione non giudicante);
- formazione certa e trasversale (conoscere ciò di cui si parla);
- informazione scientificamente ineccepibile (chiarezza degli obiettivi dei progetti, valutazione dei processi, costruzione di buone pratiche);
- rilancio del valore del volontario ovvero della gratuità;
- possibilità di costruire relazioni, stabili nel tempo, con gruppi a rischio sganciati da setting di cura;
- modifica delle Legge 125 con il fine di istituire il divieto di vendita, uso, detenzione e il trasporto di prodotti alcolici fino ai 18 anni compiuti, superando l’ambiguo ed arcaico concetto di “somministrazione”.
Hanno contribuito ai lavori della sessione
- Mauro Ceccanti
- Sandra Bosi
- Renzo Bacchion
- Paolo Bello
- Emiliano Girotti
- Valeria Rinaldini
Politiche di Controllo: produzione, commercializzazione, promozione e vendita
Coordinatore TIZIANA CODENOTTI Vice Presidente Eurocare
Rapporteur SPLENDORA RAPINI Responsabile Servizio Alcologia AUSL Pescara
Quadro generale
Le patologie e le problematiche alcol correlate (PPAC) rappresentano un’emergenza sociale e sanitaria, perché l’alcol mina la salute e la sicurezza degli individui e delle comunità.
Ciò dimostra che l’alcol è un bene di consumo particolare e molto rischioso, che, quindi, va regolamentato.
È necessario attivare politiche di controllo per contrastare l’impatto dei problemi alcol-correlati, politiche finalizzate a regolamentare la commercializzazione, la promozione e la vendita delle bevande alcoliche e non a proibirne totalmente il commercio.
È indispensabile e possibile agire a più livelli con diverse iniziative, ma si ritiene fondamentale che i singoli provvedimenti, oltre a rispondere a criteri di eticità e rispetto dei diritti dei cittadini, siano integrati all’interno di una strategia globale di contrasto alle PPAC, pena una loro sostanziale inefficacia.
Si è preso atto dell’esistenza di legittimi interessi commerciali in materia, che, tuttavia, debbono essere subordinati agli interessi di salute pubblica.
Si è anche rilevata un’aumentata consapevolezza della necessità di azioni di contrasto alle PPAC sia nella popolazione generale che in molti amministratori locali, i quali pagano e lamentano una carente normativa nazionale di riferimento, come anche dimostrato da una serie di indagini nazionali ed europee.
Le evidenze scientifiche indicano una serie di interventi strategici a partire dal grado di efficacia:
- Prezzo e tassazione.
- Limitazione della disponibilità delle bevande alcoliche.
- Abbassamento dell’alcolemia legale per la guida e aumento dei controlli.
- Regolamentazione delle strategie di promozione e di marketing (contenuti e esposizione).
- Iniziative informative e educative in contesti favorevoli (programmi di comunità), comunque accompagnate da parallele iniziative di controllo, evitando di identificare tali interventi come l’unica risposta al problema.
Criticità attuali
- Si è registrata, negli ultimi 25 anni, una tendenza a liberalizzare in maniera incontrollata la disponibilità di bevande alcoliche, attraverso un aumento esponenziale del numero dei locali pubblici abilitati alla vendita e alla somministrazione, inclusa la vendita in forma ambulante, tramite distributori automatici, a prezzi promozionali, quando non, addirittura, la somministrazione a titolo gratuito.Questa tendenza risulta essere in netto contrasto con le evidenze scientifiche che dimostrano la necessità di agire sulla limitazione della disponibilità per ridurre sia i consumi alcolici che i danni alcol correlati.
- Sono progressivamente aumentate le pressioni a consumare alcolici, tramite strategie promozionali e di marketing sempre più capillari e aggressive, specialmente dirette a giovani e adolescenti, mentre sono parallelamente diminuiti i fattori di protezione.
Cosa è necessario fare
- Modifiche all’attuale legislazione (art.13 - L.125/2001) in materia di promozione dei consumi alcolici, come proposto dalla Consulta Nazionale Alcol, anche in considerazione della palese inefficacia dei soli codici di autoregolamentazione per la protezione dei minori.
- Il modello di riferimento è la legislazione francese (loi Evin).
- La regolamentazione delle strategie promozionali i marketing deve tenere anche conto dei nuovi e numerosi canali di promozione dei consumi alcolici, come Internet, telefonia mobile, sponsorizzazioni di eventi musicali e sportivi, etc.
- Estensione del divieto di vendita, oltre che di somministrazione, ai minori.
- Innalzamento a 18 anni dell’età legale per la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche.
- Per quanto concerne il livello di alcolemia legale alla guida, all’interno della sessione si sono registrate posizioni differenziate, che vanno dalla diversificazione dell’alcolemia per gruppi di popolazione (giovani, neopatentati, autotrasportatori), in linea con le raccomandazioni della Strategia Europea sull’Alcol, fino al tasso zero per la popolazione generale.
- Necessità di favorire ed incentivare ambienti “alcohol free ”, come autostrade, luoghi di aggregazione e del tempo libero di minori e adolescenti, luoghi di lavoro, nonché situazioni “alcohol free ”, come gravidanza, patologie croniche, etc., anche attraverso campagne informative nazionali.
- Necessità di introdurre etichette che garantiscano il diritto del cittadino all’informazione, come contributo ad una migliore comprensione e ad una maggiore consapevolezza che l’alcol è un bene di consumo rischioso.
Il documento esprime la discussione e gli spunti emersi nell’ambito dei lavori della sessione, i cui esiti sono stati raccolti da Tiziana Codenotti e Splendora Rapini.
Guida e lavoro: politiche per la sicurezza del trasporto
Coordinatore VALENTINO PATUSSI Centro Alcologico Regionale della Toscana
Rapporteur SIMONA DEL VECCHIO Responsabile Struttura Medicina Legale ASL 1 Imperia
Quadro generale
Negli ultimi anni la normativa relativa alla prevenzione e sicurezza sul lavoro e sulla strada è andata modificandosi.
Con la legge quadro sull’alcol ed il provvedimento attuativo della stessa (L.125/2001 e Intesa Stato-Regioni del 16 marzo 2006 -G. U. n° 75 del 30.3.2006) sono stati affrontati gli specifici aspetti legati ai rischi elevati di infortuni sul lavoro e per la sicurezza e la salute di terzi, derivanti dal consumo di bevande alcoliche prima e durante l’attività professionale da parte del lavoratore che svolge mansioni ad alto rischio, in aggiunta a comportamenti individuali scorretti, quale l’assunzione di alcolici durante l’attività lavorativa anche laddove le mansioni eseguite non comportassero rischi specifici.Tali norme, in un panorama multiprofessionale, vedono interagire le disposizioni in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro con quelle inerenti la sicurezza stradale (che investono o riguardano la cittadinanza tutta), con quelle che attengono all’etica e alla condotta di vita, fatte salve le fattispecie penalmente rilevanti.
Il recente testo unico in materia di sicurezza sul lavoro D. Lgs. n.81 del 9 aprile 2008 conferma questo orientamento che vede la sorveglianza sanitaria dei lavoratori, non più orientata solo alla prevenzione delle malattie lavorative del singolo lavoratore, ma alla sicurezza e alla salute della collettività. In questo senso la comunità è orientata alla tolleranza zero, come sta avvenendo in altri stati della comunità europea, per quanto tutto ciò implichi importanti problematiche dal punto di vista della gestione delle istanze, che sicuramente hanno forti ripercussioni sulla società civile.
In tal senso è del tutto giustificato l’inasprimento delle pene relativamente alla guida in stato di ebbrezza che è stato modificato dal testo del Decreto-Legge coordinato con la legge di conversione, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.173 del 25 luglio 2008.
Criticità attuali
Incongruenza tra le disposizioni e i regolamenti: la legge prevede la soglia alcolemica per la guida di 0,5 mg/l, mentre l’intesa stato regioni sopra riportata vieta il consumo di alcol per tutte quelle categorie di lavoratori considerati ad elevato rischio d’infortunio. Le disposizioni indicate dall’atto d’intesa Stato-Regioni del 16-3-2006 rimangono scarsamente applicabili su vasta scala nel mondo del lavoro poiché per la completa attuazione della normativa sarebbe necessario un esplicito riferimento al livello consentito di alcolemia per il lavoratore che svolge mansioni ad alto rischio, ovvero zero alcol per litro di sangue. È auspicabile che sia dichiarato con chiarezza che sul lavoro non è accettabile alcun valore di alcolemia sulla base scientifica che il tasso alcolemico non è prevedibile in relazione alla quantità di alcol ingerito e dipende invece da numerose variabili;
non esiste una fonte di dati relativi agli incidenti stradali omogenea;
le procedure del funzionamento delle Commissioni medico - provinciali per le patenti presentano una variabilità
a volte difforme sul territorio nazionale ed è sentita dagli operatori la necessità di condividere indicazioni cliniche di comportamento diagnostico/prognostiche, che possono declinarsi in linee guida nazionali e/o protocolli operativi, al fine di garantire un approccio uniforme nelle diverse realtà territoriali province e regioni d’Italia e regolamentare esami clinici e visita medica, presenza in Commissione Medica Locale (CML) del medico alcologo come previsto dalla normativa vigente, sanzioni, sospensioni, partecipazione ai corsi educativi, invio per accertamenti ai servizi specifici, costi per l’utente;
non esistono flussi informativi per tracciare il percorso degli utenti per i quali, ex lege, è prevista la possibilità di poter accedere a qualsiasi Commissione Medica Locale a livello nazionale.
Cosa è necessario fare
programmare azioni comunitarie correlate;
- Eliminare le incongruenze tra disposizioni e regolamenti;
- realizzare una banca dati comune sia per l’infortunistica sul lavoro che per la sinistrosità del traffico;
- omogeneizzare le procedure delle CML auspicando il coinvolgimento del Ministero dei Trasporti a cui fanno riferimento le CMLP, per l’individuazione di criteri omogenei. Si ritiene necessaria la definizione di un protocollo omogeneo per tutte le Commissioni Medico Locali Patenti per gli accertamenti di idoneità alla guida a seguito della violazione delle disposizioni normative previste all’art. 186, con il coinvolgimento dei servizi di Alcologia. Inoltre è indispensabile attivare Servizi Alcologici in tutte le Aziende paralleli al Sistema dei SerT, che dovrebbero farsi carico di tutte quelle azioni di promozione della salute, oltre che assolvere ai compiti di diagnosi e cura;
- aumentare il numero dei controlli da parte delle forze dell’ordine;
- attivare programmi specifici per soggetti recidivanti, persone con livelli accertati di alcolemia superiori a 1.5 g/l, policonsumatori di sostanze, soggetti con patenti superiori (richiede un progetto speciale per le difficoltà specifiche che i controlli alcolimetrici in strada determinano per questa categoria di conducenti), neopatentati (primi tre anni), conducenti di mezzi di navigazione marittima, aerea e di trasporto su rotaie. Per tali gruppi a maggior rischio è bene introdurre un limite differenziato di alcolemia pari;
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- divieto di somministrazione e di vendita di bevande alcoliche ai minori di anni 16; si propone di elevare il divieto di somministrazione e vendita ai minori di anni 18;
- legiferare per avere una norma quadro Nazionale e/o Regionale, che superi le ordinanze dei singoli comuni;
- maggior controllo da parte dei Comuni sull’accesso alle bevande alcoliche, sulla densità delle rivendite, sulle modalità di vendita, di promozione e di commercializzazione delle bevande alcoliche;
- istituire l’obbligo per tutti i comuni di dotarsi di etilometri da utilizzare nei controlli e comunque sempre in occasione di incidenti stradali. Costante dovrebbe essere poi l’interazione fra le varie forze dell’ordine preposte;
- destinare gli introiti delle sanzioni amministrative derivanti dalla violazione dell’art.186 contestate dalle Polizie Locali, a sostenere programmi di prevenzione alla guida in stato di ebbrezza;
- istituire l’obbligo per i comuni di almeno 5.000 abitanti e con un numero di almeno 5 agenti di polizia locale di dotarsi di etilometri da utilizzare nei controlli e comunque sempre in occasione di incidenti stradali;
- vietare la commercializzazione di bevande alcoliche nelle autostrade, in quanto luoghi deputati alla guida, dove
- non sono previsti spazi adibiti al pernottamento;
- prevedere flussi informativi costanti per le CML;
- adottare le linee di indirizzo cliniche prognostiche riguardanti tutte le patologie significative ai fini dell’idoneità alla guida, validate dalle società scientifiche e in corso di pubblicazione con il patrocinio del Coordinamento Medici Legali Aziende Sanitarie (COMLAS);
- utilizzare per l’utenza afferente alle commissioni le stesse certificazioni utilizzate ai fini dell’iter diagnostico – clinico - terapeutico, comprese quindi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA);
- potenziare il sistema di vigilanza;
- predisporre corsi di formazione sia per i datori di lavoro, i medici competenti, rappresentanti sindacali dei lavoratori (RSL), rappresentanti servizio di prevenzione e protezione (RSPP) aziendali e responsabili aziendali, sia per i gli istruttori di scuole guida. Inoltre potrebbe essere opportuno predisporre la possibilità di tramutare la sanzione penale in un impiego obbligatorio in attività socialmente utili in ambito alcologico, affinché possa essere esemplificativo sia per la persona direttamente interessata, che per la collettività che usufruirà del servizio;
- includere nelle scuole alberghiere, nei corsi di sommelier etc., temi di sensibilizzazione rispetto ai rischi e pericoli derivanti dall’alcol. È auspicabile inoltre una regolamentazione di maggior severità in merito alle pubblicità alcol correlate;
- promuovere azioni ispirate ai principi dell’art.15 del D.Lgs.81/08 in maniera continuata ed organica, con particolare attenzione alla informazione, formazione dei lavoratori e condivisione delle regole;
- adottare protocolli condivisi di comportamenti volti alla valutazione dei rischi mirati alla prevenzione sui luoghi di lavoro.