Laura Mezzani, Centro Alcologico Regionale della Toscana-Università degli Studi di Firenze
L’evidenza clinica ha dimostrato ormai da anni come i problemi alcolcorrelati coinvolgano tutto il sistema famigliare e non solo la persona alcoldipendente, si parla di “famiglia alcolista” per sottolineare come l’alcol diventa, giorno dopo giorno, un principio organizzatore centrale attorno al quale i pattern d’interazione si modellano.
I fattori di rischio per i figli che vivono a stretto contatto con un genitore alcolista possono essere molto diversificati e vanno dai danni organici per gli effetti dell’alcol sul feto in caso di madre alcolista a problematiche di ordine comportamentale, emotivo e relazionale fino al rischio di incorrere in una dipendenza da alcol o altre sostanze.
Le famiglie in cui è presente l’alcol sono maggiormente caratterizzate da: frequenti litigi in famiglia, bassa coesione del nucleo familiare e uno scarso sostegno, separazioni e divorzi, assenza di rituali familiari e di modelli, comunicazione povera, ambivalenze e violenze sia psicologiche che fisiche che sessuali, e talvolta un basso livello socio-economico. Il figlio si può sentire disorientato per gli improvvisi cambiamenti d’umore e di comportamento del genitore alcolista, affettuoso e comprensivo da sobrio, irascibile, scontroso, esigente, violento dopo aver bevuto; oppure riservato, introverso da sobrio, fino a divenire invischiante, seduttivo o ilare ed esuberante in modo imbarazzante sotto l’effetto dell’alcol. Le frequenti oscillazioni tra speranze e delusioni possono portare nel figlio una sfiducia di base che influenzerà le sue relazioni future. I figli di alcolisti possono soffrire per questo anche di crisi di identità e di modelli.
Questo modo di vivere le relazioni porta i figli a vivere un vuoto affettivo incolmabile che può percorrere le generazioni, aumentando il rischio di sviluppo di un problema di dipendenza o di co-dipendenza di cui potranno risentirne successivamente anche i loro figli, in una trasmissione transgenerazionale dei problemi alcolcorrelati.
In letteratura viene considerato il rischio di sviluppare un disturbo legato all’uso di alcol per i figli degli alcolisti variabile da 2 a 10 volte superiore rispetto a chi non ha un genitore alcolista (Lieberman, 2000; Schuckit,1998) e che una fascia compresa tra il 13 e il 25% di tutti i figli di alcolisti sembra sviluppare problemi legati all’uso di alcol o di altre sostanze (Ritter J. et al., 2002; Vitaro F., et al. 1996).
I figli di alcolisti risultano avere meno sviluppate le competenze psicosociali che possono facilitare il coping e far diminuire il rischio, infatti risultano avere bassa autostima scarsa autoefficacia, difficoltà nello stabilire e mantenere relazioni intime, minori competenze di problem solving (Nastasi,1995), riportando alti livelli di depressione ed ansia (Sher, 1991), e più elevati livelli di distress che manifestano con iperattività, deficit attentivi e nelle abilità verbali, difficoltà nel ragionamento astratto e nelle capacità di pianificazione.
Nell’adolescenza inoltre sono presenti spesso tratti impulsivi, aggressivi e antisociali, incapacità di controllo e difficoltà relazionali. Questi stessi tratti, frequentemente visti come fattori predittivi dell’alcolismo, possono costituirsi come mediatori della trasmissione transgenerazionale dell’alcolismo.
Le aspettative riguardanti l’alcol rappresenterebbero un altro importante mediatore del rischio secondo cui l’alcolismo può essere trasmesso dai genitori ai figli. In uno studio Wiers et al. (1998) hanno evidenziato che i bambini figli di alcolisti alle scuole elementari hanno maggiori aspettative negative sull’alcol rispetto ai controlli, tuttavia gli adolescenti hanno maggiori aspettative positive, suggerendo che, una volta iniziato l’uso di alcol, la risposta favorevole esperita supera gli effetti precoci di un apprendimento avversivo. Secondo questi risultati un intervento di prevenzione del rischio dovrebbe avvenire prima che i bambini inizino ad usare alcol.
Ulteriori fattori da tenere in considerazione sono:
Un ulteriore elemento evidenziato da alcuni studi è l’impatto dei problemi alcolcorrelati in funzione della differenza di genere. Ritter et al. (2002) hanno trovato che l’esposizione all’abuso di alcol familiare è correlata ad una più bassa autostima nelle adolescenti, ma non nei ragazzi; Yu and Perrine (1997) hanno evidenziato che la trasmissione di problemi di alcol sembra essere specifica per genere (le madri influiscono sulle figlie e i padri sui figli), mentre Linskey (1994) non ha rilevato alcuna differenza di genere. Un recente studio di Kearns-Bodkin e Leonard (2008) porta evidenze sul fatto che aver avuto uno dei genitori alcolisti possa avere un effetto su una relazione di coppia soddisfacente, ed in particolare sembra avere un’influenza maggiormente negativa il genitore di sesso opposto.
La maggior parte delle ricerche in questo settore si sono focalizzate sui figli di padri alcolisti piuttosto che sulle madri, Timko et al (2000) indicano che focalizzandosi sul padre può essere sottostimato il rischio per la salute per i figli di madri alcoliste, poiché il bere della madre può rivelarsi più dannoso per la salute sia fisica che emotiva del figlio. Gli effetti dell’esposizione dell’alcol in gravidanza denominati Fetal Alcohol Spectrum Disorders (FASD) possono evidenziarsi con la Sindrome Feto Alcolica (FAS) completa o parziale, con i difetti congeniti associati all’alcol (Alcohol Related Birth Defects-ARBD) o disturbi dello sviluppo neurologico associati all’alcol (Alcohol Related Neurodevelopmental Disorders-ARND).
Un primo studio multicentrico condotto dal Centro di riferimento alcologico della Regione Lazio nelle scuole elementari della Regione Lazio ha stimato la prevalenza di FAS in Italia tra i 3.7 ai 7.4 per 1000 bambini e tra i 20.3 ai 40.5 per 1000 il numero di FASD (May et al, 2006, Ceccanti et al, 2007).
I filoni di ricerca in questo settore sono caratterizzati da una disomogeneità di risultati, per cui non emerge una relazione lineare che evidenzi come il fatto di crescere in una “famiglia alcolica” sia una condizione sufficiente per lo sviluppo di abuso di alcol e/o di altri problemi emotivi, cognitivi o psicosociali.
In letteratura emerge una povertà di studi che esaminino le variabili genitoriali e dell’ambiente familiare sui figli, valutando le differenze tra il fatto di avere una madre alcolista o un padre o entrambi i genitori. Cavell (1993) evidenziò come il fatto che il bambino figlio di alcolista possa sviluppare una psicopatologia sia collegato al fatto di avere stabilito o meno una relazione supportiva con il genitore non alcolista, specialmente se è la madre. Successivamente Moser e Jacob (1997) hanno esaminato le interazioni tra i genitori e i figli, controllando per eventuale comorbidità degli alcolisti. I risultati hanno evidenziato che le famiglie con entrambi i genitori alcolisti e quelle con la madre alcolista risultano avere interazioni genitore-figlio maggiormente danneggiate rispetto alle famiglie con il padre alcolista, mentre una madre non alcolista in una “famiglia alcolica” sembra poter avere una funzione protettiva. Gli autori spiegano anche che un terzo delle madri alcoliste del campione era disoccupata o casalinga, pertanto passava molto tempo con i figli. Altri autori concordano sul fatto che la mancanza di una relazione positiva con almeno un genitore è un predittore più forte di maladdattamento che l’alcolismo parentale di per sé, infatti i figli degli alcolisti che hanno una relazione supportiva con il genitore che non fa uso di alcol hanno più elevati livelli di autostima (Walker e Lee, 1998).
Roosa et al. (1993) hanno dimostrato che migliorando la relazione genitore figlio migliorava la gestione dello stress sia per il figlio che per il partner dell’alcolista.
Questi risultati fanno ritenere centrale nell’intervento per migliorare l’autostima e ridurre il rischio di disagio comportamentale nei figli degli alcolisti il coinvolgimento della famiglia, anche in accordo con Rosenberg (1979) secondo cui il concetto di sé e l’autostima si sviluppano attraverso un continuo processo di interazione reciproca tra l’individuo e il suo ambiente.
La maggior parte dei figli di alcolisti non riceve nessun tipo di intervento, solitamente vengono identificati quando un genitore entra in un programma di trattamento, mentre la loro identificazione richiederebbe un attivo processo di screening realizzato a partire dalla prima infanzia.
Sono stati ideati alcuni strumenti per l’identificazione dei ragazzi che non manifestano evidenti disturbi comportamentali, il Family CAGE, finalizzato a vagliare, ma non a diagnosticare, il fenomeno dell’alcolismo in famiglia, ma a cui dovrebbe seguire una completa valutazione diagnostica, ed il Children of Alcoholics Screening Test (CAST), utilizzato per l’identificazione sia dei figli minori che degli adulti.
Alcuni patterns di comportamento, che possono contribuire ad una identificazione precoce da parte di operatori dell’assistenza sanitaria o del mondo della scuola, possono essere: l’assenza di una supervisione da parte del genitore, i frequenti ritardi o assenze da scuola, la trascuratezza nella cura e nell’igiene personale del bambino, oltre alle caratteristiche comportamentali e psicologiche descritte nell’introduzione.
Gli obiettivi appropriati di un intervento di promozione della salute per i figli degli alcolisti dovrebbero includere la riduzione dello stress, lo sviluppo dell’autostima e delle competenze psicosociali, l’apprendimento di strategie di coping e il consolidamento del sistema di supporto sociale. I programmi di intervento che vengono realizzati prevedono spesso attività in gruppo, che servono a ridurre il senso di isolamento, di vergogna e di colpa, dando rilievo all’influenza reciproca e a al supporto del gruppo.
I programmi di intervento e di promozione della salute dovrebbero includere un aspetto informativo e cercare di coinvolgere la scuola, la famiglia ed i gruppi di aggregazione giovanile.
La complessità del problema e la diversificazione delle manifestazioni nelle differenti fasce d’età comporta che venga considerato l’intervento secondo un’ottica multidisciplinare e di attivazione di reti di servizi.
La sensibilizzazione nelle scuole a questa tematica può aiutare gli insegnanti a comprendere l’origine di un’eventuale difficoltà di apprendimento o disturbo del comportamento che il bambino può manifestare nella classe.
Il pediatra potrebbe essere una figura chiave nell’identificazione dei problemi alcolcorrelati presenti nella famiglia, partendo da quello che accade nel bambino.
Il ruolo del pediatra può essere attivo:
Il mondo dello sport e dell’associazionismo ricreativo, dove spesso i bambini e gli adolescenti trascorrono molto tempo, può avere una funzione importante nell’identificare problematiche alcolcorrelate presenti nella famiglia che, come condizione di distress, possono avere un effetto sulle prestazioni del ragazzo. Inoltre gli adulti di riferimento possono avere un ruolo di contenimento emotivo per i ragazzi e di supervisone per l’eventuale consumo rischioso o dannoso di alcol.
I servizi che si trovano a valutare il bambino per disturbi comportamentali, di apprendimento o psicopatologici dovrebbero essere sensibilizzati maggiormente al problema dell’alcol e degli effetti che può avere sul bambino sin dal momento del suo concepimento.
I servizi deputati al trattamento dei problemi a patologie alcolocorrelati si trovano ad impostare programmi di trattamento che coinvolgono o l’individuo o tutto il sistema famigliare; nel servizio sanitario nazionale molti servizi sviluppano percorsi di trattamento seguendo un approccio sistemico-famigliare.
Da alcuni anni il Centro di Alcologia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi ha attivato un servizio psicologico rivolto ai figli di alcolisti, sia minori che adulti.
Il servizio è stato pensato come uno spazio di ascolto, in cui sia possibile fornire informazioni ai ragazzi sull’alcol e sui suoi effetti ed aiutarli a distinguere quello che è il vissuto nei confronti dei genitori con e senza l’alcol.
I punti focali di questo approccio sono i seguenti:
Infine, gli obiettivi dell’intervento rivolto ai figli degli alcolisti, sia esso costituito da counselling o psicoterapia individuale piuttosto che da un gruppo di auto e mutuo aiuto, dovrebbero tenere attentamente in considerazione la fase del ciclo di vita.
La riflessione proposta su un tema così complesso ha l’obiettivo di stimolare l’attenzione verso questo aspetto dei problemi alcolcorrelati che nel nostro paese è stato spesso trascurato. Non abbiamo dati nazionali riguardanti l’impatto dei problemi alcolcorrelati sullo sviluppo psicologico e relazionale dei figli degli alcolisti, pertanto lo stimolo è quello di realizzare studi multicentrici per poter avere un quadro accurato della variabilità che presenta la problematica nel nostro paese, in funzione dei tessuti sociali e famigliari differenti dai paesi anglossassoni in cui vengono prodotti i dati.
In letteratura troviamo raggruppati i problemi in cui possono incorrere i figli degli alcolisti in tre ordini di problemi:
L’ evidenza di questi primi anni di osservazione clinica realizzata nel Centro di Alcologia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi , in realtà ha evidenziato un campione contrasseganto soprattutto da problemi di ordine emotivo, bambini e adulti figli di alcolisti caratterizzati da una buona autoefficacia, ma da una bassissima stima di sé, associata a forte sensibilità alle critiche e tendenza a sentirsi sempre responsabili di quello che accade. Questi aspetti vanno a condizionare l’area delle relazioni interpersonali, portando ad avere difficoltà ad intraprendere relazioni intime adeguate, sia amicali che di coppia, tendendo spesso a riprodurre un ruolo genitoriale anche nella coppia. In quest’ottica l’intervento rivolto ai figli degli alcolisti può essere considerato come un intervento di promozione della salute che vada ad amplificare gli aspetti di resilienza presenti nell’individuo e nella famiglia, contrastando gli effetti negativi del distress causato dalla presenza dell’alcol.
Così come accade per l’identificazione precoce dei problemi alcolcorrelati nei genitori, sarebbe opportuno implementare delle procedure di screening nell’assistenza sanitaria primaria, così come negli altri contesti di vita quotidiana, quali gli ambienti di lavoro, ma anche il mondo ricreativo, al fine di avere una fotografia dell’impatto dei problemi alcolcorrealti sui figli, procedendo all’identificazione precoce e ad una sinergia di intervento tra mondo della scuola, operatori sanitari e associazioni di volontariato.
A tal fine risulta fondamentale il collegamento e la collaborazione con le associazioni di auto aiuto, quali Alcolisti anonimi, ACOA (Adult Children of Alcholics), Al Ateen e Al Anon, ed i Club Alcolisti in Trattamento, che da anni sono impegnate in percorsi di trattamento rivolti a tutti i componenti della famiglia che vive il problema dell’alcol.
Il modello di intervento proposto prevede che il problema sia affrontato attraverso la creazione di una rete composta da istituzioni, servizi, associazioni e dalla comunità nel suo insieme, considerando i percorsi di trattamento dei problemi alcolcorrelati interconnessi ai processi di promozione della salute e sviluppo delle competenze presenti negli individui, ma anche nel territorio stesso.