a cura di Fulvio Fantozzi (medico delle dipendenze libero – professionista)
La scarsa compliance degli utenti dei Ser.T/Centri alcologici (utenti che sempre ci si auspica possano presto trasformarsi o essere trasformati in autentici pazienti ossia persone che davvero vogliono curarsi e farsi curare…) è un parametro che connota il lavoro di chi all’interno di tali Servizi ed al loro esterno, ovvero rapportandosi con gli altri nodi di una complessa rete, cerca di curare pazienti così impegnativi. Tossicodipendenti ed alcolisti sono infatti per antonomasia pazienti difficili, scomodi ma soprattutto “regolarmente” non - collaboranti.
Il testo “Migliorare la compliance. L’utilità del colloquio motivazionale” di Fabio Lugoboni, appena uscito per "I tipi "della Seed sembrerebbe allora scritto apposta per quel contesto istituzionale.
Credo però che i destinatari elettivi di questo libro siano gli studenti universitari; e penso a quelli di Medicina e Scienze Infermieristiche. Il linguaggio non è sempre adatto a quelli di Psicologia o Scienze dell’Educazione, ai quali comunque il libro non nuocerebbe.
La Psicologia medica ed in particolare il counselling (perché di questo esplicitamente si tratta) dovrebbero essere appannaggio del corso degli studi di qualsiasi futuro medico e a maggior ragione pilastri del curriculum accademico di chi si dedicherà alla professione medica nel contesto peculiare della salute mentale e dell’assistenza a persone con disturbi da uso di alcol e altre droghe.
E’ in veste di libero-professionista ma con pregressa lunga ed intensa “navigazione” nei Ser.T emiliani, coi quali peraltro ancor oggi mi capita di interagire e più di recente anche di intervenire da “esterno” per formare gli operatori o cercare di risolvere loro problemi clinici e/o medico legali, che desidero stilare le seguenti brevi annotazioni sui passaggi mio parere più pregnanti del testo in parola.
E’ bella innanzitutto e molto “coi piedi per terra” l’idea che il counselling motivazionale (CM), nella nota elaborazione genovese che l’Autore non fa mistero di prediligere (il CM invero è solo uno dei modelli teorici di Counselling impiegabili nella relazione di aiuto anche nello specifico contesto dei Centri alcologici sia definito “un insieme di strategie” (p. 113). E che si ricordi come esso attinga ed incorpori idee e spunti di autori innovativi come Alan Marlatt (la prevenzione della ricaduta: cfr la bibliografia) , ma anche, almeno quanto a metodo, provenienti dai più empirici “12 passi” degli Alcolisti anonimi ( p.90 ).
Su tre successivi punti, affrontati da Lugoboni nel suo testo, voglio qui inoltre concentrare la mia attenzione:
Sulla cattiva comunicazione bisognerebbe scrivere un saggio “ad hoc” (chissà, potrebbe essere la prossima fatica letteraria di Lugoboni (?!) tenendo ben presente, se si pensasse stavolta di mirare il discorso allo specifico professionale di chi lavora con tossicodipendenti ed alcolisti, che c’è ancora tanto da imparare e tanto da fare nel campo dei disturbi da uso di sostanze: ad esempio perché negare a pazienti e loro familiari (beninteso, nel caso di questi ultimi, col consenso dei primi) il diritto a ricevere informazioni scientifiche e laiche, e non dunque ideologiche, sulla prognosi delle loro dipendenze?
Per concludere:
E chi è senza peccato lanci la prima pietra.
Leggere ed immedesimarsi nella triste sequenza è in prima battuta doloroso, significa riconoscere i propri errori. Per poi emendarli, specie se si farà tesoro delle raccomandazioni, brillanti e assai digeribili, di cui tutto il libro è provvido ! Ma è comunque esercizio oneroso per non dire penoso.
Davvero in conclusione: “Migliorare la compliance. L’utilità del colloquio motivazionale” di Fabio Lugoboni è un libro scritto da chi la “trincea” la conosce davvero; scorrevole, vivo e, ne sono convinto, MOLTO efficace sul piano didattico; un libro “obbligatorio” per chi si vuole preparare alla professione medica con serietà , ossia “sapendo quel che si fa” (o che “non si fa”…!”).