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Il metodo antisbronza, Mondadori Milano 2008. Recensione

Dott. Fulvio Fantozzi (Specialista in Medicina Legale e delle Assicurazioni - Perfezionato in Dipendenze Patologiche, Tossicologia Clinica e Bioetica)

 

 Il libro in oggetto, pur provenendo da una Casa Editrice arcinota e blasonata è un'accozzaglia di inesattezze, sviste e da ultimo refusi. Meglio avrebbe fatto l'autore a dedicar tempo all'analisi del “Hair of the dog drinking” (traducibile con “il bere con la coda del cane”), splendida e antropologicamente pregnante espressione idiomatica anglosassone che sta appunto ad indicare quanto enfaticamente illustrato nel titolo, ossia il bere deliberatamente dopo la sbronza nel tentativo puntualmente inefficace di riprendersi prima (si legga al riguardo la definizione, esaustiva di Wikipedia).

L'interesse storico e culturale di tale espressione è inversamente proporzionale alla sua fondatezza scientifica nonché alla sua concreta utilità. ”Provare per credere” verrebbe da dire se non fosse che è bene evitare l'incitamento all'abuso di alcolici.

Nel libro ci si attarda invece su altre amenità che impressionano certamente il lettore “non addetto ai lavori” mentre fanno sorridere chi si occupa di Alcologia.

Peraltro il sorriso viene a meno non appena ci si rende conto di come il traduttore o più probabilmente l'autore (persevero nell'usare dolosamente la “a” minuscola...) infilino uno dietro l'altro errori grossolani, a mio avviso inescusabili anche al livello dichiarato di saggio – easy. La divulgazione non dà la licenza di scrivere bischerate, specie se chi scrive dice di essere medico. E sono talmente numerosi e marchiani gli errori che elencarli risulta compito oneroso.

Ma non mi ci sottraggo, per amor di verità, senza la pretesa beninteso di essere riuscito a coglierli tutti :

a) p 22 a metà: una birra media non contiene 20 milligrammi di etanolo. Ne contiene all'incirca 500 volte tanti;

b) p 29 settima riga: “un terzo” in matematica è sempre stata una quantità superiore a “un quarto”!

c) p 35 penultima riga: lo stomaco in questo caso non trasforma l'alcol ingerito, lo assorbe;

d) a p 202, prima riga, si legge “la profilassi del cuore”, espressione senza senso e non passabile laddove chi scrive il libro (l'autore) dice di essere medico;

e) alla stessa pagina, a metà circa, si legge una grossa bugia: non è vero infatti che il bere moderato riduce statisticamente TUTTE le cause di morte;

f) p 214 5^ riga : gli enzimi microsomiali non sono piccole cellule;

g) p 230 verso la fine: diluire alcol in frullati e succhi di frutta porta a maggior rischio di soffrire di calcoli: e dove sarebbero le prove?!

h) p 237 a metà: il forte bevitore che smette di bere rischia l'attacco apoplettico? Ma quando mai! Caso mai rischia l'attacco epilettico, o meglio la crisi convulsiva epilettiforme.

i) p 239: l'autore che ancora una volta ricordo dice di essere medico afferma che la cosa migliore che possiamo fare per aiutare chi soffre di alcolismo è inviarlo al gruppo AA. Absit injuria verbis, ma non è affatto vero: non esiste infatti un percorso precostituito per la malattia – alcolismo, così come non esiste per nessuna altra malattia. Nella fattispecie la cosa migliore che possiamo fare è inviare la persona o al Servizio alcologico della struttura sanitaria pubblica, alias SER.T. oppure a quei medici specialisti privati (e sono pochi purtroppo) che davvero conoscono e praticano la Medicina delle Dipendenze. Solo dopo avere definito almeno una ipotesi diagnostica avrà senso indicare all'alcolista o al bevitore eccessivo un percorso di cura. Il gruppo benemerito degli AA è solo una delle fortunatamente numerose opzioni trattamentali disponibili.In conclusione: pollice verso per un pessimo libro di divulgazione ed un cattivo servizio reso alla collettività.