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Azione programmata sull'alcol

Consiglio Regionale - Deliberazioni n 000281 del 15/09/1998 (Boll. n 41 del 14/10/1998, parte Seconda , SEZIONE I )

Azione programmata: organizzazione dei servizi alcologici.


Allegato A - AZIONE PROGRAMMATA - ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI ALCOLOGICI

Sommario:

  1. Premessa
  2. Il problema
  3. I principi guida dall’azione programmata
  4. La strategia
  5. Gli obiettivi
  6. II modello organizzativo
  7. Disposizioni attuative

I - Premessa

Il Piano sanitario regionale 1996-98 - parte IV - punto 10.5 (Progetto obiettivo "Prevenzione delle dipendenze ed assistenza ai tossicodipendenti ed alcolisti", ha dettato indirizzi operativi ed ha individuato interventi da valere quali priorita’ per le Aziende USL nel campo delle dipendenze e dell’assistenza ai tossicodipendenti ed alcolisti.

L’azione aggiorna, nel superamento della LR 51/93 la disciplina specifica per la prevenzione, cura e riabilitazione dell’alcoldipendenza e problematiche alcolcoorrelate in coerenza con l’assetto organizzativo derivante dall’attuazione del Decreto legislativo n. 502/92 e successive modificazioni ed in armonia con i principi e gli obiettivi per il triennio 1998-2000 del P.S.N..

II - Il problema

1. Il quadro epidemiologico

La dipendenza alcolica e le problematiche correlate all’abuso rappresentano un problema rilevante sotto il profilo sanitario e sociale per l’ampia diffusione nella popolazione.

A fronte di una diminuzione dei consumi complessivi, si assiste ad un incremento delle condotte di dipendenza e dei comportamenti a rischio in fasce particolari di soggetti quali i giovani e le donne, il paziente con disturbi psichici e l’anziano, i nomadi e gli extracomunitari, l’abusatore del sabato sera come il professionista con incarichi di responsabilita’ o i ristretti in ambiente penitenziario.

Fattori che stanno a sottolineare gli esiti di un fenomeno che produce diversi, differenziati, alcolisti. Si stima che tra lo 0,5 e il 5% degli italiani adulti avrebbe dipendenze dall’alcol, mentre almeno il 25% berrebbe ad alto rischio.

Annualmente si registrano in Italia circa 30.000 decessi per cirrosi conseguenti all’abuso di alcol. Alcune stime indicano che in Toscana nel periodo 1983-1990 si e’ registrata una riduzione di circa il 19,2% del consumo di alcol (da 26,6 grammi procapite al giorno del 1986 a 21,5 nel 1990) a fronte di situazioni di dipendenza o di rischio che, per molti aspetti, tendono ad accentuare la negativita’ del fenomeno.

2. Il contesto normativo e programmatico internazionale e nazionale

Il fenomeno e’ oggetto di particolare attenzione a livello sanitario internazionale, contrariamente ad un atteggiamento presente nella nostra societa’ che, per motivi culturali e sociali, tende a sottovalutarlo e a misconoscerlo.

A testimonianza di questo interesse l’Ufficio regionale europeo dell’O.M.S. ha organizzato a Parigi nel dicembre dei 1995 una Conferenza con il compito di individuare obiettivi e strategie da adottare per la riduzione dei danni derivanti dal consumo di alcol ed ha prodotto una "carta europea sull’alcol"; il Ministero della Sanita’ in data 1.10.1996 ha approvato la costituzione di una commissione interministeriale per l’attuazione della carta europea.

Tale impegno fa seguito a precedenti e preoccupanti prese di posizione sia della stessa O.M.S. che del Parlamento europeo (risoluzione del marzo 1982), del Consiglio dei ministri della CEE (risoluzione del maggio 1986) e piu’ recentemente, in Italia, dello stesso Ministero della Sanita’ con decreto del 3 agosto 1993 "Linee di indirizzo per la prevenzione, la cura, il reinserimento sociale e il rilevamento epidemiologico in materia di alcoldipendenza" dove si evidenze "... la necessita’ di rispondere alle domande e ai bisogni posti dall’alcoldipendenza e patologie correlate, con interventi integrati che tengano conto, in linea con quanto previsto dall’attuale normativa in materia di tossicodipendenza, della triplice dimensione, medica, psicologica e sociale, che caratterizza questi fenomeni quando li si consideri nella loro globalita’ e cioe’ con la dovuta attenzione agli aspetti della dipendenza".

III - I principi guida dell’azione programmata

A) Assicurare una risposta assistenziale organizzata su tutto il territorio regionale in grado di: favorire il rapporto con il soggetto alcoldipendente e con le patologie e problemi alcol-correlati, fare emergere le sottostanti motivazioni interne, farsi carico delle patologie somatiche talora invalidanti. La risposta assistenziale deve essere in grado di analizzare e curare la condotta di dipendenza all’interno del complesso individuo-ambiente che emerge dal rapporto tra mondo psichico individuale e determinanti ambientali e sociali.

B) Affidare a equipe multidisciplinari delle dipendenze i comportamenti di abuso alcolico, investendole di funzioni di educazione sanitaria, di prevenzione, di intervento diagnostico e di orientamento terapeutico.

IV - La strategia

Operare attraverso una rete integrata di servizi a livello regionale (istituzioni pubbliche e private, volontariato) in grado di affrontare in modo coordinato i molteplici aspetti del problema: prevenzione, accesso ai servizi, diagnosi, cura e riabilitazione.

Strategicamente possono quindi individuarsi due livelli di intervento: il primo relativo all’individuazione delle problematiche alcol-correlate, il secondo al quale compete in modo piu’ specifico la prevenzione, la diagnosi, la cura e la riabilitazione.

Al primo livello attiene l’incontro con le situazioni a rischio e con le problematiche fisiche e relazionali causate da abuso o dipendenza alcolica, il loro riconoscimento e l’invio a presidi preposti all’intervento specialistico.

Al secondo livello competono la collaborazione specifica con le Associazioni di volontariato ed auto-aiuto del settore, le funzioni della presa in carico, della diagnosi, del trattamento multimodale (medico, psicologico e sociale) e riabilitativo del consumo improprio, dell’abuso e della dipendenza alcolica, della prevenzione.

V - Gli obiettivi

  1. ridurre i rischi di problemi alcol correlati che possono verificarsi in una serie di ambienti quali la casa, il luogo di lavoro, la comunità o ambienti nei quali l’alcol viene consumato;
  2. ridurre l’ampiezza del danno alcol correlato in casi come incidenti mortali, incidenti con feriti, violenze, abusi e/o incuria nei confronti dei minori e crisi familiari;
  3. fornire un trattamento accessibile ed efficace per le persone che consumano alcol in modo rischioso o pericoloso, e per quelle con alcol dipendenza;
  4. garantire e/o migliorare l’accesso ai servizi sanitari e di counselling, specialmente per i giovani con problemi alcol correlati e/o i genitori o i membri della famiglia alcol dipendente;
  5. esercitare una maggiore protezione dalle pressioni al bere rivolte ai bambini, ai giovani e a coloro che scelgono di non bere;
  6. Sollecitare il mondo della produzione ad incrementare il livello di attenzione e la responsabilità dell’industria sulle modalità di confezionamento e di marketing dei prodotti alcolici, ribadendo l’inopportunità di utilizzare tecniche indirizzate al target e alla cultura giovanile;
  7. ridurre l minimo le pressioni esercitate sui giovani per incitarli al consumo, specialmente quelle derivanti dalle promozioni, distribuzioni gratuite, pubblicità, sponsorizzazioni e disponibilità relative all’alcol, con particolare attenzione alle manifestazioni di grande richiamo sociale;
Ultimo aggiornamento Venerdì 22 Febbraio 2008 23:07