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Progetto di prevenzione dell'abuso di alcol rivolta ai lavoratori

lavoratori

Domande e risposte (faq)

Cos'è l'alcol?

L'alcol etilico o etanolo è una sostanza liquida ed incolore che si forma per fermentazione di alcuni zuccheri semplici o per distillazione del mosto fermentato. Le bevande alcoliche sono tutte quelle che contengono alcol etilico in una determinata concentrazione indicata per legge nella etichetta della bottiglia.

Per gli effetti che provoca sull'uomo, l'alcol è una droga infatti esso:

  • Ha potere psicoattivo: altera il funzionamento del sistema nervoso centrale
  • Può dare dipendenza fisica e psichica: caratterizzata dall'incapacità di controllare l'assunzione di alcol nonostante il verificarsi di conseguenze negative
  • Dà assuefazione: per ottenero lo stesso effetto bisogna aumentare costantemente la dose
  • Ha conseguenze sul piano individuale, sociale, e familiare.
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Quali sono i danni per la salute ?

L'alcol è uno dei principali fattori di rischio per la salute. Bere è un comportamento individuale e familiare, ma è necessario essere consapevoli, che rappresenta comunque un rischio per la propria salute, per quella dei nostri familiari e colleghi di lavoro.

I problemi e le patologie alcolcorrelati sono tutti quei disagi dovuti all'assunzione episodica o continuativa di bevande alcoliche.
Possono essere di varia natura ed influenzano molti aspetti della vita:

Vediamoli in modo più approfondito.

I principali problemi fisici legati al consumo di alcol
  • Cuore e vasi: miocardiopatia alcolica, ipertensione arteriosa, accellerazione dell'arteriosclerosi
  • Fegato: steatosi, epatite acuta cronica, cirrosi
  • Apparato riproduttivo: ridotta fertilità, diminuzione del desiderio sessuale, alterazioni ormonali (femminilizzazione nel maschio)
  • Bocca esofago: esofagiti, infiammazioni, varici, tumore
  • Stomaco: gastriti, ulcere, tumore
  • Intestino: cattivo assorbimento, diarrea
  • Pancreas: pancreatite acuta e cronica
  • E nel nostro cervello: danni psichici e neurologici:
    • Allucinosi: grave malattia psichica con allucinazioni soprattutto uditive, con voci minacciose, insultanti, persecutorie
    • Delirio cronico di gelosia: pensa il partner con altri/e e sogna di vendicarsi.. finisce per trasformarsi in malattia psichica
    • Delirio tremens: è un disturbo caratterizzato da: profonda confusione, tremori, allucinazioni
    • Traumi cranici: con possibili ematomi al cervello
    • Epilessia: perdita di coscienza, convulsioni, incontinenza e disorientamento
    • Atrofia cerebrale: il cervello si riduce di volume e progressivamente si riducono la memoria, l'identità, l'affettività
    • Polineurite alcolica: dolori notturni, formicolii, disturbi motori fino all'incapacità di muoversi
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Problemi sociali

L'effetto di perdita di controllo indotto dall'alcol è alla base di numerosi episodi di violenza (risse, aggressioni, ecc.).
Inoltre l'attenuazione dei riflessi può avere gravissime conseguenze per quanto riguarda incidenti e infortuni. Si stima che in Italia il 10% (pari a 100.000 infortuni all'anno, di cui 150 mortali) degli incidenti sul lavoro siano da attribuire all'assunzione di alcol.
Sulle strade il 46% degli incidenti vede l'alcol come responsabile principale.

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Problemi relazionali

Quando in una famiglia c'è un problema connesso all'uso di alcol si modificano ruoli e funzioni, rendendo più difficile lo stare insieme quotidiano, si comunica con difficoltà e con rancore, i rapporti e i ruoli cambiano, e i rimproveri, le colpe, cadono sul familiare accusato di bere che si sente così escluso e svalutato. Possono accadere episodi di violenza di vario tipo che, in alcuni casi, si protraggono nel tempo. Anche il lavoro ne risente: stanchezza, difficoltà di concentrazione, piccoli incidenti, distrazioni, assenze dal lavoro rischiano di compromettere il rapporto con i colleghi e lo stesso ruolo professionale e con esso rischiano la stabilità economica e sociale dell'intera famiglia. Non solo cambiano i ruoli e i rapporti all'interno della famiglia, ma anche quelli della famiglia con la comunità . Cominciano a diradarsi i contatti con gli amici e i colleghi. Altrettanto succede per le attività sportive o di svago, che sono da sempre un modo per socializzare e stare insieme agli altri. Cambia il ritmo e talvolta il tenore di vita e diventa difficile fare programmi insieme. La famiglia comincia ad isolarsi e purtroppo viene anche isolata dalla comunità.

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Come funziona il metabolismo dell'alcol?

L'alcol, viene assorbito per il 20% dallo stomaco e per il restante 80% dalla prima parte dell'intestino. Se lo stomaco è vuoto l'assorbimento è più rapido.

L'alcol assorbito passa nel sangue e dal sangue al fegato, che ha il compito di distruggerlo. Finché il fegato non ha completato questo processo, l'alcol continua a circolare diffondendosi nei vari organi. In alcuni individui, in alcune razze, nelle donne, l'efficienza di questi sistemi è molto ridotta e sono quindi più vulnerabili agli effetti dell'alcol. Circa il 90-98% dell'alcol ingerito viene rimosso dal fegato. Il restante 2-10% viene eliminato attraverso l'urina, le feci, il respiro, il latte materno, le lacrime, il sudore, la traspirazione.

La velocità di smaltimento dell'alcol da parte del fegato varia da individuo a individuo. Mediamente l'organismo smaltisca 1 bicchiere di bevanda alcolica all'ora.

Di conseguenza, chi lavora dovrebbe aspettare almeno un'ora dopo aver bevuto un bicchiere, prima di riprendere l'attività lavorativa. L'eliminazione di alcolici, al contrario di quanto si pensi, non è accelerata né dal freddo, né dal caldo, né dallo sforzo fisico, dal caffè o da una doccia fredda. Chi svolge lavori pesanti non elimina più velocemente l'alcol di chi svolge mansioni sedentarie.

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Quali sono i comportamenti relativi all'alcol?

Gli astemi:

Sono coloro i quali non hanno mai voluto o potuto bere alcolici.

Gli astinenti:

Sono tutte quelle persone che in passato hanno bevuto bevande alcoliche e che oggi per motivi diversi hanno invece deciso di astenersi dal bere qualsiasi bevanda alcolica.

I consumatori:

sono coloro che bevono alcolici. La nostra cultura accetta il concetto di moderazione per l'alcol, ma lo rifiuta ad esempio per altre sostanze, come alcune droghe illegali. In realtà non è possibile definire la moderazione, né in termini quantitativi, né in termini di assunzioni giornaliere. Fra i bevitori moderati vi sono persone che bevono un bicchiere a pasto, altri 2-3, altri ancora bevono soltanto in occasione delle feste particolari.
Tutti si considerano moderati, anche se il loro consumo è diverso!

La risposta individuale alla tossicità delle sostanze è tra l'altro estremamente diversa. I bevitori moderati, secondo studi dell'OMS, rappresentano circa il 60-70% della popolazione, e riguarda essi il maggior numero di problemi alcolcorrelati perché pur avendo questi un minor rischio personale rispetto ai bevitori problematici e agli alcolisti, rappresentano nell'insieme un numero ben superiore di persone (in Italia dai 30 ai 35 milioni).

In ognuno di loro il consumo di alcol può essere causa o concausa di alcune situazioni negative, (incidenti stradali, sul lavoro, problemi familiari e sociali). In conclusione si può dire che i problemi correlati al bere particolare rischiano di aumentare o diminuire in modo proporzionale alla crescita o alla riduzione dei consumi individuali e dell'intera comunità.

Nessun individuo può essere sollecitato al consumo moderato di bevande alcoliche, considerando il rischio che l'uso di alcol comporta, così come chi non beve non deve essere spinto a modificare il suo comportamento Carta europea sull'alcol, Parigi, 1995.

Gli alcolisti:

sono coloro che hanno un problema o una patologia legata al consumo di alcol. Secondo la cultura corrente, le persone con un forte legame con l'alcol e con numerosi problemi alcol correlati sembrerebbero appartenere a determinate categorie sociali, presentare personalità particolari o addirittura essere geneticamente predisposte.In realtà il concetto di ereditarietà è più legato alla trasmissione ai figli di un determinato comportamento nei confronti dell'alcol (ereditarietà comportamentale, non genetica). Le ricerche fatte sugli alcolisti, mostrano che non esistono persone che per le loro caratteristiche psicologiche sociali, genetiche o di altra natura sono destinate all'alcolismo. Chiunque per una serie non prevedibile di fattori può correre il rischio di presentare problemi alcolcorrelati.

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Come si può calcolare quanto si beve?

Il modo più semplice è contare il numero di bicchieri di bevande alcoliche che giornalmente o abitualmente beviamo. Un bicchiere di vino (generalmente da 125 ml), una birra (generalmente da 330 ml), un bicchiere di superalcolico (generalmente 40 ml) contengono la stessa quantità di alcol, pari a circa 12 gr. Si può dire quindi che 1 unità = 12 grammi di alcol.

Se il numero di unità è superiore a:

  • 2-3 unità al giorno per gli uomini
  • 1-2 unità al giorno per le donne

Salute e benessere sono esposti a un rischio maggiore.
Anche se il consumo fosse inferiore a tali valori, si potrebbero correre dei rischi, soprattutto se si sta svolgendo un lavoro che richiede attenzione, concentrazione o se ci stiamo prendendo cura di altre persone.

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Quali sono i dati sui consumi di alcol?

I consumi

Il 75% degli italiani consuma alcol (l'87% degli uomini, il 63% delle donne).
Il primo bicchiere viene consumato a 11-12 anni, l'età più bassa dell'intera Unione europea (media UE 14,4 anni).
Sono 3 milioni i bevitori a rischio e 1 milione gli alcolisti.
817000 giovani di età inferiore ai 17 anni hanno consumato 2000 bevande alcoliche e circa 400.000 bevono in modo problematico. Il 7% dei giovani dichiara di ubriacarsi almeno 3 volte alla settimana ed è in costante crescita il numero di adolescenti che consuma alcol fuori dai pasti (+103% nel periodo 1995-2000 tra i 14-17 enni).
Gli astemi, in costante diminuzione, sono il 25% della popolazione.

Infortuni

In Italia oggi vengono denunciati all'INAIL circa 940.000 infortuni sul lavoro, con durata di inabilità superiore alle 3 giornate. Di questi, circa il 51% accadono con modalità come "ha urtato contro", "è scivolato", "è caduto dall'alto", "era alla guida di", ecc.
L'assunzione di alcol, pur non essendo l'unica causa, può influire pesantemente sul verificarsi di questi eventi. In alcuni studi si è calcolato che gli infortuni dovuti al consumo di alcol siano il 10-20% di tutti gli infortuni. Il 4% dei lavoratori risulta avere un tasso elevato di alcol ne l sangue (alcolemia), subito dopo l'infortunio. Si può ipotizzare che tra il 4 e il 20% degli infortuni lavorativi sia legato al consumo di alcol (tra 37.000 e 188.000). L'assunzione di bevande alcoliche rappresenta sempre un rischio aggiuntivo, rispetto ad un rischio lavorativo, che si deve cercare di ridurre al minimo.

Malattie

Ogni anno sono attribuibili direttamente o indirettamente al consumo di alcol:

  • il 10% di tutte le malattie
  • il 10% di tutti i tumori
  • il 63% di tutte le cirrosi epatiche
  • il 41% degli omicidi
  • il 45% di tuti gli incidenti
  • il 9% delle invalidità o delle malattie croniche
Ricoveri

Il 10% dei ricoveri è attribuibile all'alcol. Nel 2000 il numero è stato stimato in 326.000 casi di cui 100.000 con diagnosi totalmente attribuibile all'alcol.

Decessi

In Italia ogni anno circa 40.000 persone muoiono a causa dell'alcol per cirrosi epatica, infarto del miocardioo, suicidi, omicidi, incidenti stradali, domestici, nei luoghi di lavoro.

Per approfondire
  • Italia. Direzione generale della prevenzione sanitaria. Relazione del Ministro al salute al Parlamento sugli interventi realizzati ai sensi della legge 30-3-2001 n. 125 Legge quadro in materia di alcol e problemi alcolcorrelati: dati relativi all'anno 2004. - [S.l.: s.n., 2005].
  • Inail. Banca dati statistica: estratto del rapporto annuale 2005
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Quanto c'è di vero nelle credenze più diffuse legate al consumo di alcol?

II consumo di alcol fa parte della nostra storia e cultura, è diffuso in tutti gli strati sociali e generalmente è associato al festeggiamento, alla gioia, al divertimento.
L'Italia è uno dei primi paesi produttori di vino al mondo, il commercio di alcolici rappresenta una parte importante del nostro reddito e siamo ai primi posti per il consumo medio pro capite di alcol anidro.
La nostra cultura ci insegna che quando si parla di alcol è solo un problema di quantità, ma è proprio così?
Da trenta anni a questa parte le dosi consentite di sicurezza continuano a calare, la dose stabilita oggi non va bene domani; anche la cosiddette piccole quantità possono produrre danni; è comunque facile aumentare progressivamente la dose senza quasi accorgersene.

Le nostre tradizioni sono piene di pregiudizi e luoghi comuni sull'alcol vediamone alcuni:

  • L'alcol aumenta la forza?
    No, in realtà in chi assume bevande alcoliche le capacità cerebrali e motorie sono da subito ridotte.
    Inoltre tramite una azione diretta sulla muscolatura scheletrica la sostanza può anche provocare danni acuti o cronici.

  • L'alcol fa buon sangue?
    Non è vero: tipica degli alcolisti è l'anemia ovvero carenza di globuli rossi nel sangue.

  • L'alcol protegge dal freddo?
    L'alcol provoca dilatazione dei vasi della cute ciò provoca una sensazione di calore, ma anche una maggiore velocità di dispersione del calore corporeo. La conseguenza è una diminuzione della capacità del corpo di sopportare il freddo.

  • L'alcol fa bene in caso di malessere?
    No: l'alcol è un vaosodilatatore e può aggravare i collassi.

  • L'alcol stimola e dà sicurezza?
    In realtà l'alcol deprime il nostro sistema nervoso centrale.

  • L'alcol è un cardiotonico?
    Secondo la tradizione bere un alcolico migliora la nostra circolazione sanguigna. E' vero il contrario, bere piccole quantità a lungo andare aumenta la pressione arteriosa di 5mmHg e il bere a rischio può essere causa di "miocardiopatia alcolica": una sofferenza del muscolo cardiaco.

  • L'alcol aumenta la virilità?
    Sempre per effetto dell'alcol sul sistema nervoso centrale abbiamo un calo dell'ormone LH che stimola ormoni maschili nell'uomo e femminili nella donna; Inoltre dopo una singola dose di alcol, esiste già la possibilità di una riduzione dell'ormone testosterone ed anche della capacità di erezione.

Questi sono solo alcuni dei luoghi comuni sugli effetti positivi dell'alcol. Essi generalmente discendono dalla percezione che si ha degli effetti disinibitori dell'alcol sul nostro sistema nervoso, e dal fatto che la nostra cultura del bere ci dice: "Così fanno tutti", "Così si è sempre fatto", "Non bere è essere diversi"; e la pubblicità ci dice che l'alcol è solo un amico: dà successo e sicurezza..

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Esistono quantità sicure di alcol?

In base alle conoscenze attuali non è possibile identificare quantità di consumo di bevande alcoliche raccomandabili o sicure per la salute. Sul lavoro il rischio di infortuni e incidenti aumenta progressivamente fino a 25 volte nei bevitori rispetto ai sobri nelle stesse condizioni lavorative. E' da considerare di minor rischio una quantità di alcol giornaliera durante i pasti principali (mai fuori pasto) che non deve superare:

Queste quantità devono essere ulteriormente ridotte negli anziani e nei giovani. La legge vieta la somministrazione di alcolici al di sotto dei 16 anni.
Rispetto ai luoghi di lavoro la quantità di alcol sicura equivale a zero.

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Condizioni professionali che favoriscono il consumo di alcol

Ci sono alcune professioni che possono favorire l'uso di alcol. Ad esempio attività lavorative che comportano:

  • prolungati sforzi fisici
  • esposizione a polveri o fumi
  • situazioni di intrattenimento (rappresentanti, venditori, baristi, ristoratori)
  • monotonia, ripetitività

L'interazione tra bevande alcoliche ed altre sostanze utilizzate in particolari situazioni lavorative aumentano il rischio di malattie professionali:

  • Alcol + metalli = danni al fegato e al sistema nervoso
  • Alcol + pesticidi = danni al fegato e al sistema nervoso
  • Alcol + nitroglicerina = danni al fegato e al sistema nervoso
  • Alcol + solventi = danni al fegato e al sistema nervoso
  • Alcol + rumore =danni all'apparato uditivo
  • Alcol + basse temperature = patologie da raffreddamento
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Quali sono gli effetti dell'alcol collegati alla quantità presente nel sangue?

Il livello dell'alcolemia (quantità di alcol nel sangue) varia a seconda dell'età del sesso, dello stato nutrizionale, dall'essere o meno digiuni, dallo stato di salute.

Regolo?

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Quando si deve smettere di bere?

Alcune circostanze o condizioni sono di aiuto per identificare situazioni in cui smettere di bere è necessario e costituisce la scelta migliore per la propria salute:

  • se si hanno vuoti di memoria o frequenti dimenticanze
  • se ci si sente soli o depressi
  • se si devono alcolici appena svegli
  • se la mattina si hanno tremori dopo aver bevuto la sera
  • se si è provato disagio o senso di colap a causa del bere
  • se si è stati oggetto di critiche per il proprio bere
  • se un collega di lavoro, un superiore, il medico del lavoro o un familiare ci ha fatto rilevare la necessità di smettere o ridurre il bere
  • se si sono avuti infortuni lavorativi o incidenti alla guida di veicoli o macchinari
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Quali sono i rischi del consumo di alcol per i lavoratori?

L'ILO afferma che il 10-12% di tutti i lavoratori con età maggiore di 16 anni ha problemi legati all'abuso o alla dipendenza da alcol ( vedi documento).
Una recente ricerca dell'Associazione dirigenti risorse umane stima che il 45% dei manager presenta un abuso occasionale o continuativo di alcol. Si calcola che gli incidenti stradali nel percorso casa-lavoro o durante l'orario di lavoro dovuti al consumo di alcol sono circa l'11% dei 940.000 infortuni sul lavoro in Italia. Inoltre, in particolari contesti lavorativi, l'interazione con solventi, pesticidi, metalli ed altri fattori, quali rumore, basse temperature e stanchezza, aumenta il rischio di incidenti e di sviluppare malattie professionali.

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Quali sono le norme che regolano il consumo di alcolici nei luoghi di lavoro?

Lo Stato per specifiche categorie di lavoratori ha formulato leggi, tanto in relazione all'idoneità di assunzione che in previsione di sanzioni (fino al licenziamento) una volta che l'assunzione sia già avvenuta, qualora si verifichino problemi e patologie alcolcorrelati:

Legge 125 (documento RTF, 35 Kb)

In particolare l'articolo 15:

Art.15
Disposizioni per la sicurezza sul lavoro
  1. Nelle attività lavorative che comportano un elevato rischio di infortuni sul lavoro ovvero per la sicurezza, l'incolumità o la salute dei terzi, individuate con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro della sanità, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, è fatto divieto di assunzione e di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche.
  2. Per le finalità previste dal presente articolo i controlli alcolimetrici nei luoghi di lavoro possono essere effettuati esclusivamente dal medico competente ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 19 settembre 1994, n.626, e successive modificazioni, ovvero dai medici del lavoro dei servizi per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro con funzioni di vigilanza competenti per territorio delle aziende unità sanitarie locali.
  3. Ai lavoratori affetti da patologie alcolcorrelate che intendano accedere ai programmi terapeutici e di riabilitazione presso i servizi di cui all'articolo 9, comma 1, o presso altre strutture riabilitative, si applica l'articolo 124 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n.309.
  4. Chiunque contravvenga alle disposizioni di cui al comma 1 è punito con la sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma da lire 1 milione a lire 5 milioni.

Italia. Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: intesa in materia di individuazione delle attività lavorative che comportano un elevato rischio di infortuni sul lavoro ovvero per la sicurezza, l'incolumità o la salute dei terzi, ai fini del divieto di assunzione e di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche, ai sensi dell'articolo 15 della legge 30 marzo 2001, n. 125. Intesa ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131.
Gazzetta Ufficiale (documento RTF, 17 Kb)
Vengono elencate attività lavorative in cui il consumo di alcolici aumenti i rischi per la sicurezza.

Italia. Testo unico delle leggi in materia delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza: titolo XI interventi preventivi, curativi e riabilitativi.
testo 309 1990 (documento RTF, 70 Kb)

In particolare:

Art.124 (Legge 26 giugno 1990, n.162, art.29, comma 1)
Lavoratori tossicodipendenti
  1. I lavoratori di cui viene accertato lo stato di tossicodipendenza, i quali intendono accedere ai programmi terapeutici e di riabilitazione presso i servizi sanitari delle unità sanitarie locali o di altre strutture terapeutico-riabilitative e socio-assistenziali, se assunti a tempo indeterminato hanno diritto alla conservazione del posto di lavoro per il tempo in cui la sospensione delle prestazioni lavorative è dovuta all'esecuzione del trattamento riabilitativo e, comunque, per un periodo non superiore a tre anni.
  2. I contratti collettivi di lavoro e gli accordi di lavoro per il pubblico impiego possono determinare specifiche modalità per l'esercizio della facoltà di cui al comma 1. Salvo più favorevole disciplina contrattuale l'assenza di lungo periodo per il trattamento terapeutico-riabilitativo é considerata, ai fini normativi, economici e previdenziali, come l'aspettativa senza assegni degli impiegati civili dello Stato e situazioni equiparate. I lavoratori, familiari di un tossicodipendente, possono a loro volta essere posti, a domanda, in aspettativa senza assegni per concorrere al programma terapeutico e socio-riabilitativo del tossicodipendente qualora il servizio per le tossicodipendenze ne attesti la necessità.
  3. Per la sostituzione dei lavoratori di cui al comma 1 è consentito il ricorso all'assunzione a tempo determinato, ai sensi dell'art. 1, secondo comma, lettera b), della legge 18 aprile 1962, n. 230. Nell'ambito del pubblico impiego i contratti a tempo determinato non possono avere una durata superiore ad un anno.
  4. Sono fatte salve le disposizioni vigenti che richiedono il possesso di particolari requisiti psico-fisici e attitudinali per l'accesso all'impiego, nonché quelle che, per il personale delle Forze armate e di polizia, per quello che riveste la qualità di agente di pubblica sicurezza e per quello cui si applicano i limiti previsti dall'art. 2 della legge 13 dicembre 1986, n. 874, disciplinano la sospensione e la destituzione dal servizio.
Art.125 (Legge 26 giugno 1990, n.162, art.29, comma 1)
Accertamenti di assenza di tossicodipendenza
  1. Gli appartenenti alle categorie di lavoratori destinati a mansioni che comportano rischi per la sicurezza, la incolumità e la salute dei terzi, individuate con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro della sanità sono sottoposti a cura di strutture pubbliche nell'ambito del Servizio sanitario nazionale e a spese del datore del lavoro, ad accertamento di assenza di tossicodipendenza prima dell'assunzione in servizio e, succes,sivamente, ad accertamenti periodici.
Legittimità al licenziamento per consumo di alcolici

Sulla legittimità del licenziamento per consumo di alcolici a seguito di fatti attribuibili all'assunzione di alcol, si è espressa la Sezione lavoro della Cassazione civile.

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Dove rivolgersi?

La banca dati Alcolinforma contiene gli indirizzi regione per regione di servizi che si occupano di problematiche connesse all'alcol.
In Italia esistono i centri alcologici, che vedono la presenza di professionalità diverse (medici, psicologi, infermieri) e che lavorano in collaborazione con altre realtà del territorio (servizi, gruppi di auto aiuto, comunità multifamiliari, ecc.). Anche i servizi per le tossicodipendenze devono attivare per legge al loro interno équipes specializzate sull'alcolismo.
L'Italia, inoltre, ha una tradizione molto importante per quanto riguarda le esperienze promosse da persone che hanno un problema di alcolismo (gruppi di auto aiuto e comunità multifamiliari).

Le realtà più importanti sono due:

Le associazioni dei 12 Passi (AA, Al-Anon, Alateen):

i gruppi che condividono i principi dei dodici passi e delle dodici tradizioni sono costituiti da persone che mettono in comune le loro esperienze di alcolismo al fine di risolvere il problema e di aiutare gli altri a recuperarsi.

AA: fu fondata nel 1935 da un agente di cambio di New York e da un chirurgo dell'Ohio, entrambi alcolisti, con il tempo si sono diffusi in molte parti del mondo.
Il concetto di anonimato è fondamentale. Si tratta di una regola che offre una protezione agli alcolisti dal rischio di essere etichettati dalla società; permette inoltre di eliminare qualsiasi disuguaglianza sociale, culturale ed economica, in quanto insegna a porre i principi al di sopra delle esigenze del singolo.
L'autonomia sotto ogni punto di vista, burocratico, economico, ecc., costituisce un caposaldo di AA.
I Dodici passi e le Dodici tradizioni costituiscono i principi spirituali guida che se messi in pratica possono aiutare ad eliminare l'ossessione del bere.

I parenti degli alcolisti aderiscono ad un'associazione che si chiama Al-Anon e che segue la stessa filosofia degli AA.

Infine esiste un'altra associazione: Alateen costituita da parenti (figli, fratelli) o amici adolescenti di alcolisti, anch'essa si ispira alla filosofia dei Dodici Passi.
L'esperienza degli AA ha fornito un modello di riferimento per moltissime esperienze di self help, ad esempio per quelle relative alla tossicodipendenza, ai disturbi del comportamento alimentare, alle dipendenze affettive e alla dipendenza dal gioco.

In Italia i gruppi di AA sono 868.

L'AICAT:

Nati a Zagabria nel 1964 per opera del professor Vladimir Hudolin, recentemente scomparso.
In Italia il primo club è nato a Trieste nel 1979. Oggi i club sono diffusi in tutta Italia, sono circa 2.400 e coinvolgono 20.000 famiglie circa.
Nei club si incontrano le famiglie che hanno problemi alcolcorrelati (da qui la definizione di comunità multifamiliari).
Infatti la filosofia su cui si basano i club è quella secondo cui i disagi connessi all'alcol non riguardano solo il singolo individuo, ma coinvolgono tutto il nucleo familiare e la tradizione culturale in cui il bere bevande alcoliche è diffuso e accettato.

Per questo i club lavorano molto nelle diverse comunità locali per quanto riguarda l'informazione e la sensibilizzazione della popolazione sui rischi derivanti dall'uso di alcol.

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Contatti

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